INDAGINI FISICHE E CHIMICHE SUI DIPINTI MURALI DEL PARMIGIANINO E DELL’ANSELMI NELLA CHIESA ABBAZIALE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA

A PARMA

 

Pier Paolo Lottici, Danilo Bersani, Gianni Antonioli

Dipartimento di Fisica dell’Università e Istituto Nazionale di Fisica per la Materia (INFM),

Università degli Studi, Parco Area delle Scienze 7/a, 43100 Parma 

lottici@fis.unipr.it

 

Antonella Casoli, Carla Violante

Dipartimento di Chimica Generale ed Inorganica, Chimica Analitica,  Chimica Fisica,

Università degli Studi, Parco Area delle Scienze 17/a, 43100 Parma

 

Marcello Castrichini

Conservazione e Restauro di opere d’arte- MC, 06059 Todi (Perugia)

 

Lucia Fornari Schianchi

Soprintendenza P.S.A.D. di Parma e Piacenza, Piazzale della Pilotta 15, 43100 Parma

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

Le metodologie sviluppate nell’ambito di discipline scientifiche tradizionali quali la fisica e la chimica vengono sempre più impiegate nel settore dei beni culturali. Fin dall’antichità l’uomo ha utilizzato una vasta gamma di materiali nella manifattura delle opere d’arte. La determinazione delle caratteristiche chimico-fisiche di tali materiali rappresenta uno strumento prezioso che permette di ricavare informazioni utili per risalire alle tecniche artistiche del passato, per valutare la provenienza e tecnologia di lavorazione dei manufatti, per determinare l'area di origine delle materie prime, il metodo e l'epoca di lavorazione, la presenza di falsificazioni, i rifacimenti e le modifiche successive, per evidenziare i prodotti e i processi degradativi che compromettono la conservazione e l’integrità dell’opera d’arte. La corretta interpretazione dei dati di ricerca comporta uno studio interdisciplinare in cui siano affiancate le competenze archeologiche e storico-artistiche a quelle tecnico-scientifiche.

La Soprintendenza al Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico di Parma e Piacenza ha avviato il restauro di dipinti murali nella Chiesa Abbaziale di San Giovanni Evangelista a Parma. In particolare, la seconda Cappella sinistra, in cui la decorazione del sottarco è del Parmigianino (Girolamo Francesco Maria Mazzola, 1503-1540) e la sesta Cappella sinistra, in cui il sottarco è dipinto da Michelangelo Anselmi (1492 ?-1554/56) sono state oggetto di una campagna diagnostica volta a conoscere sia i materiali utilizzati (pigmenti e leganti) sia la tecnica pittorica.

Di particolare interesse è la conoscenza della tecnica pittorica. Per tecnica "a fresco" si intende l’adesione dei pigmenti ad un intonaco fresco, ossia non ancora essiccato. La tecnica dell'affresco è basata sul processo reattivo della calce, presente nell'intonaco umido, che, combinata con l'anidride carbonica dell'aria, si trasforma in carbonato di calcio.  Durante questa reazione di carbonatazione i pigmenti, stemperati in acqua e stesi a strati sono saldamente inglobati nell'intonaco, divenendone parte strutturale. Proprio in relazione a questo processo, la pittura a fresco è caratterizzata dalla necessità di essere eseguita per piccole estensioni di intonaco, le “giornate”. La tecnica, quindi, non prevede l'uso di leganti di natura organica per stendere il colore se non per l'applicazione di pigmenti non resistenti all'alcalinità della calce (azzurrite, malachite, ecc.). Tuttavia la pratica di completare o correggere il dipinto "a secco" era abbastanza diffusa: veniva, infatti, impiegata per lavori di integrazione, di rifinitura e comunque limitatamente a piccole aree.

Per tecnica "a secco" si intende la tecnica usata per fare aderire i pigmenti ad un qualsiasi supporto secco; praticamente tutti quelli usati in pittura: tavola, tela, muro, pietra, ecc. Appare ovvio che per ottenere l'adesione di pigmenti in polvere ad un supporto secco, questi vanno aggiunti di un legante.  I leganti per la pittura a secco si distinguono in  inorganici - calce, silicato, ecc. - ed  organici,  olio, uovo, colla, cera, ecc.  Alcuni di questi, colla e uovo, sono detti "tempere": da qui la denominazione assunta della pittura a secco che utilizza quei leganti di "pittura a tempera" .

 

 

Prelievo dei campioni

 

Lo studio analitico ha previsto una prima fase di prelievo di campioni (microframmenti) di materiale pittorico. Per questo ci si è adoperati in modo da agire con la massima attenzione e la migliore selettività. Il criterio adottato per il campionamento è stato di ridurre il più possibile gli interventi traumatici sul dipinto, prelevando la minima quantità di materiale analizzabile per ogni campione.

Le mappe dei prelievi effettuati dai sottarchi delle due Cappelle studiate sono riportate nelle Figure 1-2. La numerazione dei campioni è #1-22 per i dipinti del Parmigianino e #AN1-12 per quelli dell’Anselmi.

 

 

metodologia d'indagine

 

I frammenti di materiale pittorico sono stati dapprima osservati al microscopio ottico, poi analizzati con varie tecniche analitiche.

Le sezioni stratigrafiche sono state allestite, secondo la metodologia analitica corrente, inglobando in resina polimerizzabile a freddo i frammenti completi delle diverse stesure pittoriche. Le sezioni trasversali lucide, così ricavate (vedi due esempi nelle Figure 3-4), sono state osservate al microscopio ottico ed utilizzate per la microspettroscopia Raman. I pigmenti sono stati caratterizzati principalmente mediante la tecnica spettroscopica micro-Raman, in grado di determinare la natura dei composti chimici presenti nello strato pittorico. La composizione secondo i vari elementi chimici è stata, inoltre, determinata da misure di fluorescenza da raggi X, utilizzando una sorgente a sincrotrone.

Le analisi chimiche per la caratterizzazione dei leganti organici sono state condotte mediante gascromatografia accoppiata alla spettrometria di massa (GC/MS) impiegando quantità di campione talmente basse (inferiore a 0.6 mg) da poter considerare tale tecnica “microdistruttiva” e adatta, quindi, allo studio delle opere d’arte. La GC/MS è stata scelta in quanto permette la caratterizzazione della frazione organica, mediante la determinazione del contenuto di amminoacidi, derivanti dal materiale proteico, e di acidi grassi, derivanti dal materiale lipidico.

 

 

 

 

Microspettroscopia Raman

La spettroscopia Raman è una tecnica spettroscopica vibrazionale che si basa sull’analisi della radiazione laser (generalmente nel visibile o nel vicino IR) diffusa da un materiale a frequenza diversa: la distribuzione in frequenza, o spettro Raman, è caratteristica delle vibrazioni molecolari e quindi della composizione molecolare del materiale oggetto dello studio. Lo spettro Raman rappresenta quindi una specie di impronta digitale ( o finger print) del materiale studiato [1-2]. La micro-spettroscopia Raman (o spettroscopia micro-Raman) è una tecnica di indagine molto specifica e non-distruttiva, o almeno non-invasiva o micro-invasiva, con eccellente risoluzione spaziale (dell’ordine di 1-2 μm) ed è adatta in modo particolare nell’analisi di “grani” di pigmento utilizzati in opere d’arte [3]. Un vantaggio importante della spettroscopia Raman rispetto ad altre tecniche è la possibilità di impiego del campione senza preparazione, tranne nel caso di studi stratigrafici. E’ anche possibile disporre di strumenti di misura portabili, interessanti per indagini su oggetti d’arte in loco.

In un microscopio Raman, il fascio laser viene focalizzato dall’obiettivo su un’ area dell’ordine di pochi mm2. La luce diffusa viene raccolta dallo stesso obiettivo e per mezzo di un beam-splitter inviata a un monocromatore a reticolo. Le misure Raman sono state effettuate su un apparecchio Dilor (Jobin-Yvon) LabRam confocale con eccitazione con riga laser He-Ne (632.8 nm), obiettivi da microscopio Olympus fino a  100x e  ≈ 3 mW di potenza laser incidente sul campione. I campioni sono stati montati su una tavola x,y motorizzata. Gli spettri sono stati raccolti con una risoluzione di 1-2 cm-1, con tempi di misura dell’ordine di 30-120 sec e accumulazione di 2-10 scans. Per calibrare lo strumento è stato utilizzato silicio puro. I pigmenti sono stati identificati da un confronto con spettri Raman ottenuti da pigmenti standard o utilizzando dati di letteratura.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Fluorescenza da raggi X

Quando un raggio X è assorbito da un atomo, la sua energia può essere sufficiente a “strappare” elettroni dalle shells più interne creando delle vacanze e quindi una situazione di instabilità: elettroni da shells più esterne ritornano ad occupare le vacanze con produzione di raggi X di energia pari alla differenza delle energie di legame delle shells corrispondenti. I raggi X di fluorescenza così prodotti sono caratteristici dell’atomo e quindi la spettroscopia di fluorescenza di raggi X (XRF) costituisce una tecnica non-distruttiva per determinare la composizione elementale di un campione. L’analisi micro-XRF dei campioni dalla seconda Cappella Sinistra (Parmigianino) è stata effettuata usando una sorgente di raggi X da sincrotrone al LURE (Laboratoire pour l’Utilisation du Rayonnement Electromagnetique) di Orsay (Paris, France). Le informazioni sulla composizione elementale si ottengono da tutti gli strati del campione, data l’elevata lunghezza di penetrazione dei raggi X [4].

 

Gascromatografia/Spettrometria di massa

La gascromatografia con rivelatore a spettrometria di massa rappresenta una delle tecniche strumentali più potenti per la caratterizzazione di miscele organiche complesse, in quanto unisce la superiore efficienza di separazione della gascromatografia con colonne capillari alle prestazioni uniche della spettrometria di massa in termini di sensibilità, specificità e capacità di identificazione.

Inizialmente i campioni sono stati sottoposti ad una reazione di idrolisi acida con acido cloridrico (a 100°C per 5 ore) allo scopo di ottenere amminoacidi e acidi grassi liberi. Gli analiti considerati sono stati quindi sottoposti a reazione di derivatizzazione con isopropanolo cloridrico e anidride trifluoroacetica, per ottenere la trasformazione simultanea degli amminoacidi in N-trifluoroacetil-O-isopropil esteri e degli acidi grassi in isopropil-esteri.  Per l’analisi GC/MS, sono state valutate le caratteristiche separative di colonne capillari a diversa polarità; in particolare ottimi risultati sono stati ottenuti con una colonna del tipo metil-vinil-siliconico che ha permesso di separare e quantificare amminoacidi e acidi grassi derivatizzati, con un’unica procedura analitica [5,6]. Per l’interpretazione dei risultati analitici, si è fatto riferimento alla trattatistica storica e alle fonti documentarie, allo scopo di individuare quali sostanze fossero usate in antico con funzione di legante pittorico. Tali sostanze sono state scelte come materiali di riferimento ed analizzate con le stesse metodiche GC/MS impiegate per l’analisi dei campioni pittorici.

  

 

Risultati delle indagini

 

I pigmenti

 

In tutti i campioni analizzati è presente il carbonato di calcio, utilizzato nelle malte. Anche il gesso, prodotto della solfatazione della calce o introdotto intenzionalmente, è spesso presente nei campioni. In alcuni campioni si osserva fluorescenza visibile, che maschera gli spettri Raman. Tale fluorescenza è dovuta generalmente a residui organici, vernici protettive, strati di sporco (nerofumo, particellato atmosferico).

 

I dipinti murali del Parmigianino (seconda Cappella a sinistra)

Spettri Raman tipici ottenuti dai campioni prelevati dalla seconda Cappella sono mostrati nelle Figure 5-9.  La Tabella 1 riassume i risultati ottenuti.

I pigmenti con colorazione rosso-giallo-bruno sono principalmente dovuti a ossidi di ferro, costituenti principali delle ocre rosse e gialle. L’ematite (Fe2O3) è presente nell’ocra rossa e la goethite (FeOOH) nell’ocra gialla. Nei campioni di colore giallo (#10 e #16) si osserva goethite, mentre nei campioni più scuri (#4) assieme alla goethite si osserva ematite. Quando la colorazione è decisamente rossa, l’ematite prevale sulla goethite, come nei campioni #2 e #7 mentre nel campione #13, di colorazione rosso-bruno-marrone, si osservano inoltre numerosi grani di carbone. Nella parte di colore arancio del campione #15 si osserva giallo cromo PbCrO4 e anatasio TiO2, pigmenti introdotti in epoche recenti, nel XIX secolo e attorno al 1920, rispettivamente, ovvio indizio di restauri recenti. L’anatasio è presente anche nel campione #2. La tavolozza dei colori “rossi” si arricchisce del vermiglione (cinabro, HgS), osservato nei campioni #9 e #17 e del piombo rosso (minio, Pb3O4) osservato nel campione #20, in cui si nota anche la presenza di bianco di piombo (biacca, 2PbCO3.Pb(OH)2 ).

I risultati di fluorescenza X confermano qualitativamente i risultati Raman: abbondanza relativa di ferro quando sono osservate le ocre (#2,#4,#7,#10,#16), mercurio nel campione #9 e piombo nel campione #20. Il piombo si osserva anche nel campione #9, nonostante non siano stati individuati pigmenti che lo contengono con la tecnica Raman.

I campioni di colore verde mostrano pigmenti a base di rame come la malachite CuCO3.Cu(OH)2, osservata nella parte verde del campione #15, mentre nel campione #5 si osserva anche la brocantite CuSO4.3Cu(OH)2. La presenza di rame è confermata dai risultati XRF.

Il colore blu dei campioni #12 e #18 è ottenuto a partire dall’azzurrite 2CuCO3.Cu(OH)2: la colorazione più chiara nel campione #18 sembra ottenuta con aggiunta di gesso CaSO4.2H2O mentre il blu più scuro del campione #12 può associarsi al nero di carbone. La lazurite Na8[Al6Si6O24]Sn, componente principale del lapislazzuli, si osserva nel campione #6.

I risultati di spettroscopia XRF confermano la presenza del rame nei campioni #12 e #18, mentre atomi leggeri come sodio, alluminio e silicio della lazurite non sono osservabili dalle misure XRF.

Nei campioni prelevati in zone a colorazione bianca (#8,#14 e #21) è predominante il carbonato di calcio CaCO3 (bianco di calce o bianco San Giovanni) con una notevole presenza di gesso, che si forma presumibilmente per solfatazione della calce. Si osservano anche tracce di barite BaSO4. Nei campioni #1,#3,#11,#19 la fluorescenza nel visibile proveniente da residui organici ha intensità tale da impedire l’osservazione dello spettro Raman.

 

I dipinti murali dell’Anselmi (sesta Cappella  a sinistra)

Per lo studio dei pigmenti presenti nei campioni prelevati dal sottarco della sesta cappella laterale sinistra sono state effettuate esclusivamente misure di microspettroscopia Raman. Tipici spettri Raman sono riportati nelle Figure 5-9. La Tabella 2 riassume i risultati ottenuti.

Come nel caso della seconda Cappella, i pigmenti presenti nei campioni con colorazione rosso-giallo sono principalmente ematite nell’ocra rossa (#AN3) e goethite nell’ocra gialla (#AN4).

Nel campione #AN5 oltre all’ematite si nota vermiglione e giallo cromo, pigmento dovuto a restauri recenti. La tavolozza dei colori “rossi” presenta anche piombo rosso osservato, come spesso accade, nel campione #AN9 assieme a litargirio (PbO).

Pigmenti a base di rame (malachite e azzurrite) sono presenti in un campione verde (#AN6) mentre in un altro campione verde #AN10 si nota azzurrite e goethite, oltre a tracce di carbone.

Anche il colore azzurro del campione #AN8 è ottenuto a partire dall’azzurrite, ma si osservano tracce di malachite e di ocre, oltre al gesso e all’anidrite CaSO4, entrambi possibili prodotti della solfatazione della calcite. Nello stesso campione si osserva pure clinoatacamite CuCl2.3Cu(OH)2. Questi due composti del rame potrebbero aver avuto origine da processi di degrado dell’azzurrite.

Il colore azzurro del campione #AN7 è invece dovuto allo smaltino, un pigmento ottenuto da vetro silicato blu-cobalto ( CoO.nSiO2 (+K2O+Al2O3+…)). In entrambi i campioni analizzati non si sono trovate tracce di lazurite (lapislazzuli).

Nel campione prelevato in una zona a colorazione bianca (#AN1) si osserva il bianco San Giovanni come pure il gesso presumibilmente da solfatazione.

Il campione #AN2, prelevato in una zona con abbondanti efflorescenze saline, ha dato solo spettri Raman tipici di calcite e gesso.

 

 

I leganti organici

 

I dipinti murali del Parmigianino (seconda Cappella a sinistra) 

Dalle analisi cromatografiche si è osservato che i campioni #5,#8,#9,#15,#16,#18,#20,#22 presentavano un contenuto apprezzabile di amminoacidi, attribuibili alla presenza di materiale proteico. Dai dati relativi al contenuto amminoacidico si è evidenziato che, per tutti i campioni, la frazione proteica è da attribuirsi alla presenza di uovo.

Si sono inoltre evidenziati per il campione #8 significativi picchi cromatografici dovuti ad acidi grassi: acido palmitico, acido stearico e acido dicarbossilico azelaico.  In Figura 10 è riportato, a titolo di esempio, il tracciato GC/MS del campione #8. La presenza dell’acido azelaico ha messo in luce che la frazione lipidica riscontrata è attribuibile ad oli di tipo siccativo. Per individuare il legante a base lipidica, sono stati considerati - quali riferimenti - gli oli storicamente usati in pittura: i cosiddetti " oli siccativi", ovvero quegli oli che, se stesi in strato sottile, hanno la caratteristica di essicarsi e solidificare in tempi relativamente brevi. Oli di riferimento - vari campioni di olio di lino, di noce e di papavero, i più usati nella pittura occidentale - sono stati sottoposti ad analisi mediante GC/MS. Essendo noto che la concentrazione relativa degli acidi saturi – acido palmitico e acido stearico - sostanzialmente non varia nel tempo, è stato considerato il valore del rapporto tra acido palmitico e acido stearico sia per ciascun olio di riferimento che per ogni campione pittorico. Il confronto tra questi valori ha permesso di evidenziare che l’olio di lino è il legante presente nel campione esaminato.

 

I dipinti murali dell’Anselmi (sesta Cappella a sinistra)

Le analisi GS/MS condotte sui campioni prelevati dai dipinti dell’Anselmi hanno mostrato una situazione diversa, rispetto ai campioni descritti in precedenza. Nei profili cromatografici di tutti i campioni, tranne in quello del campione #AN13, non sono stati evidenziati  i picchi di amminoacidi  e di acidi grassi. Questo ha permesso di escludere la presenza sia di proteine sia di oli. Il campione #AN13 ha mostrato, invece, i segnali tipici degli amminoacidi, attribuibili alla presenza di una miscela composta da uovo e colla animale. Si può ritenere, sulla base di questi risultati, che nei dipinti dell’Anselmi vi sono poche parti realizzate a secco. 

 

 

Conclusioni

 

I risultati delle analisi dei pigmenti e dei leganti sono riassunti nelle Tabelle 1 e 2.

L’analisi dei pigmenti ha permesso di conoscere le tavolozze sia del Parmigianino che dell’Anselmi.   Si è rivelato che il Parmigianino ha usato ocre rosse e gialle, da sole o mescolate in vari rapporti in relazione alle cromaticità desiderate. La tavolozza dei colori “rossi” si impreziosisce per la presenza del vermiglione e del minio. I verdi sono stati ottenuti con pigmenti quali malachite e brocantite. I bianchi erano ottenuti principalmente da bianco San Giovanni, ed è stata evidenziata la presenza sia di bianco di piombo che di gesso. Il notevole tenore di gesso riscontrato potrebbe essere dovuto a due fattori: all’impiego intenzionale di tale minerale oppure alla sua formazione per il fenomeno di solfatazione della calce.

Gli azzurri identificati sono nel complesso due: l’oltremare naturale (derivato dalla macinazione del lapislazzuli) e l’azzurrite. Il primo, molto prezioso, è stato impiegato da solo, mentre l’azzurrite è stata anche mescolata con nero di carbone per ottenere un blu scuro.

Dalle analisi dei dipinti dell’Anselmi si è evidenziato un diffuso uso di pigmenti a base di ocre gialle e rosse. Sono stati evidenziati inoltre vermiglione e minio. Si sono osservate similitudini con la tavolozza del Parmigianino anche nell’uso dei pigmenti verdi e bianchi, mentre una differenza apprezzabile è da segnalare nella scelta dei materiali per le stesure blu. Oltre all’uso comune del diffuso pigmento azzurrite, il Parmigianino sceglie l’oltremare naturale, mentre l’Anselmi impiega un vetro sintetico a base di cobalto, il blu di smalto o smaltino.

Differenze maggiori sono state ricavate dall’analisi dei leganti organici: tutti i campioni prelevati dai dipinti del Parmigianino hanno evidenziato la presenza di sostanze organiche (ossia uovo e uovo + olio di lino), mentre uno solo tra i campioni derivanti dalle pitture dell’Anselmi ha mostrato la presenza di materiale organico (miscela composta da uovo e colla animale).

Questi risultati, ottenuti dalle analisi condotte su un numero di campioni che può essere considerato significativo, permettono di trarre alcune conclusioni sulla tecnica esecutiva dei due artisti.

Sui dipinti murali eseguiti dal Parmigianino sono state impiegate tecniche pittoriche che possiamo definire miste: sono state utilizzate sia la pittura a fresco, sia la pittura con tempere proteiche (uovo), sia la pittura con tempere grasse per la presenza di uovo e olio di lino.

La tecnica pittorica dell’Anselmi si è rivelata essere sostanzialmente a fresco, anche se l’artista non rinuncia, almeno in alcune zone, all’aggiunta di un legante organico al colore quale la miscela di uovo e colla animale.

 

 
Ringraziamenti

Questo studio è stato possibile anche grazie ad un contributo al Dipartimento di Fisica dell’ Università di Parma da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma. Gli autori sono riconoscenti.

 

 

 

 

 

 


                                                                  Tab.1

Campioni  2° cappella a sinistra  - Parmigianino

Risultati da spettroscopia Raman – XRF-GC/MS

 

 

 

Campione

 

Colore

 

Pigmenti - composti inorganici

Elementi maggioritari da XRF

 

Legante organico

#1

marrone

Non identificati

Fe

 

#2

Rosso

Ematite Fe2O3 – Goethite FeOOH – Anatasio TiO2

Fe,Ti

 

#3

Rosa incarnato

Non identificati

Fe

 

#4

giallo scuro

Ematite - Goethite

Fe

 

#5

verde

Malachite  CuCO3.Cu(OH)2  - Brocantite CuSO4.3Cu(OH)2

Cu

Uovo

#6

azzurro

Lazurite (Lapislazzuli) Na8[Al6Si6O24]Sn

Fe

 

#7

marrone

Ematite – Goethite

Fe

 

#8

bianco

Bianco S. Giovanni (Calcite CaC03) - Gesso CaSO4.2H2O + Barite BaSO4 (tracce)

Fe

Uovo+olio di  lino

#9

rosso

Vermiglione (Cinabro HgS)

Hg,Pb

uovo

#10

giallo

Goethite

Fe,Cu,Zn

 

#11

marrone scuro

Non identificati

Cu

 

#12

Blu e marrone

Azzurrite 2CuCO3.Cu(OH)2 – Nero di Carbone

Cu,Fe

 

#13

marrone chiaro

Ematite – Goethite – Nero di Carbone

Fe

 

#14

bianco

Calcite  - Gesso

--

 

#15

verde e arancione

Malachite-Brocantite-Giallo Cromo PbCrO4 -Anatasio

Cu, Fe, Pb

Uovo

#16

giallo chiaro

Goethite

Fe

Uovo

#17

rosso

Vermiglione (Cinabro)

---

 

#18

azzurro

Azzurrite - Gesso

Cu

Uovo

#19

nero

Non identificati

---

 

#20

rosso chiaro

Minio Pb3O4 – Biacca (bianco di piombo) 2PbCO3.Pb(OH)2

Pb,Fe

Uovo

#21

bianco

Calcite  - Gesso

---

 

#22

azzurro

-----------

 

Uovo


 

Tab.2

 

Campioni 6° cappella a sinistra  - Anselmi 

Risultati da spettroscopia Raman - GC/MS

 

 

 

Campione

 

Colore

 

Pigmenti - composti inorganici

 

Legante organico

#AN1

bianco

Bianco S. Giovanni (Calcite CaCO3) - Gesso CaSO4.2H2O

Assente

#AN2

Efflorescenze saline

Calcite  - Gesso

 

 

#AN3

rosso

Ematite Fe2O3

Assente

#AN4

giallo

Goethite FeOOH – Ematite – Nero di Carbone C

Assente

#AN5

rosso

Giallo cromo PbCrO4 – Vermiglione (cinabro) HgS -  Ematite

Assente

#AN6

verde

Azzurrite 2CuCO3.Cu(OH)2 – Malachite CuCO3.Cu(OH)2

 

#AN7

azzurro

Smaltino (vetro blu-cobalto) CoO.nSiO2 (+K2O+Al2O3+…)

 

#AN8

azzurro

Azzurrite – Clinoatacamite CuCl2.3Cu(OH)2 Malachite – Ematite- Goethite – Gesso – Anidrite CaSO4

 

#AN9

arancione

Minio Pb3O4– Litargirio PbO – Vermiglione(Cinabro) HgS

 

#AN10

verde

Azzurrite – Goethite – Calcite - Carbone

 

#AN11

bianco

--------

Assente

#AN12

rosso

--------

Colla animale+uovo

 

 

 

 

 

 

 

 


Bibliografia

 

[1] L. Burgio, R.J.H. Clark, Spectrochimica Acta Part A 57 (2001) 1491-1521

[2] A. R. David, H.G.M. Edwards, D.W. Farwell and D.L.A. De Farina, Archaeometry  

      43, 4 (2001) 461-473

[3] S.  Scardova, P. P. Lottici, D. Bersani, G. Antonioli, G. Michiara, C. Pezzani,

      Studies in Conservation 47 (2002) 24-28

[4] D. Bersani, G. Antonioli, P.P. Lottici, L. Fornari, M. Castrichini, SPIE Proceed.

      4402 (2001) 221-226

[5] A. Casoli, P.C. Musini, G. Palla, Journal of Chromatography A 731 (1996) 237-

      246.

 [6]  A. Casoli, P. Cremonesi, G. Palla, M. Vizzari, Annali di Chimica  91 (2001) 727-739

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Didascalie per le figure

 

Fig. 1 – Mappa dei prelievi effettuati nella seconda cappella sinistra del Parmigianino.

Fig. 2 – Mappa dei prelievi effettuati nella sesta cappella sinistra dell’Anselmi.

Fig. 3 – Sezione stratigrafica del campione #12 dalla seconda cappella sinistra (Parmigianino)

Fig. 4 – Sezione stratigrafica del campione #AN7 dalla sesta cappella sinistra (Anselmi)

Fig. 5 – Spettri Raman di alcuni pigmenti rossi  trovati nei campioni dai dipinti del Parmigianino e dell’ Anselmi. C = Calcite; L = Red Lead.

 

Fig. 6 – Spettri Raman di alcuni pigmenti gialli  trovati nei campioni dai dipinti del Parmigianino e dell’ Anselmi. Ci = Cinnabar; C = Calcite; G =Gypsum.

 

Fig. 7 – Spettri Raman di alcuni pigmenti bianchi  trovati nei campioni dai dipinti del Parmigianino e dell’ Anselmi. C = Calcite.

 

Fig. 8 – Spettri Raman di alcuni pigmenti verdi  trovati nei campioni dai dipinti del Parmigianino e dell’ Anselmi. G =Gypsum.

 

Fig. 9 - Spettri Raman di alcuni pigmenti azzurri-blu trovati nei campioni dai dipinti del Parmigianino e dell’ Anselmi.

 

Fig. 10  – Profilo Gascromatografico  del campione  #8 (Parmigianino):

Ala = alanina, Gly = glicina, Leu =  leucina, Nleu = Norleucina (standard interno), Pro = prolina, Asp = acido aspartico, Glu = acido glutammico,  Phe = fenilalanina, Azel = acido azelaico, C16:0 = acido palmitico, C17 = acido eptadecanoico (standard interno), C18:0 = acido stearico.