• Pagina ARCHEO Pagina personale Fototeca di Nasca

    ESPRESSIONISTI DUEMILA ANNI PRIMA

    di Carlo Alabiso

    Nasca è una cittadina di trentamila abitanti, a circa quattrocento chilometri a sud di Lima in Perù, e a circa cento dalla costa. Da essa ha preso il nome una ricca e singolare cultura, che si è sviluppata dal quinto secolo AC al sesto DC, in un area desertica solcata dalle oasi fluviali che si snodano lungo diversi fiumi, tutti tributari del Rio Grande. L'espressione più nota di tale cultura è rappresentata dai numerosissimi geoglifi che raggiungono la massima concentrazione nella pampa desertica di Nasca, tra il Rio Ingenio e la foce del Rio Grande, su un area di circa 360 chilometri quadrati. Essi sono rimasti praticamente immutati nel tempo grazie alle particolari condizioni climatiche e all'assenza di agricoltura. Non difficili da tracciare, vennero eseguiti con tecniche diverse a seconda dell'epoca e del terreno, collinare o pianeggiante; quelli orizzontali della pampa vennero quasi tutti eseguiti nello stesso semplice modo, asportando materiale litico dalla superficie argillosa sottostante e accumulandolo ai lati, così da formare dei muretti di altezza variabile, da qualche centimetro sino a un metro.


    Pampa del Rio Ingenio: Pampa del Rio Ingenio: mappa
    dei geoglifi su un area di circa 1,5km per 2. Vedi
    le foto del condor e del ragno nel 'Trek archeologico'

    Le prime linee, in ordine temporale, sono spiraliformi, spesso incluse nella composizione di successive figure, umane, vegetali e animali. Tra queste ultime, vennero prima tracciate figure quali l'orca marina, il ragno, la scimmia, mentre gli uccelli, come il condor, il colibrì, il pappagallo, sono in generale posteriori, probabilmente legate a influssi andini. La loro estensione va da pochi metri sino a trecento metri. Sopra tutte queste, in epoca più tarda, vennero disegnate delle figure geometriche, quali triangoli e rettangoli, e linee rette lunghe sino a dieci chilometri. La ricostruzione cronologica si basa solo sulla sovrapposizione dei segni, mentre non è possibile datare l'esatto periodo di esecuzione. E' certa l'utilizzazione dell'area dal 200 AC al 1400 DC, ma un confronto coll'iconografia ceramica e tessile dell'area permette di ritenere i geoglifi eseguiti durante lo sviluppo della cultura Nasca, e utilizzati poi per un altro millennio.
    Le figure biomorfe si trovano riprodotte anche sulle ceramiche e nei tessuti deposti come offerte nelle tombe o nelle aree cerimoniali; devono quindi necessariamente rappresentare una qualche forma di culto, come quello dell'acqua e della fertilità. Più incerta appare invece per gli studiosi l'interpretazione delle linee e delle figure geometriche. Alcune sembrano collegare coppie di figure biomorfe, altre convergere verso particolari punti di cui però non è chiara la rilevanza. Per altre ancora, sembra possibile una interpretazione di tipo astronomico, per la misurazione degli anni solari e lunari. La matematica tedesca Maria Reiche, ora novantaduenne, che ha avuto un ruolo fondamentale nello studio, nella difesa e nella valorizzazione delle linee, sosteneva l'interpretazione matematico-calendariale di tutto il complesso dei geoglifi, incluse le figure biomorfe da associare alle costellazioni. Tuttavia, uno studio statistico su 186 direzioni, eseguito nel 1967 da Gerald Hawkins, avrebbe dimostrato che non esiste correlazione alcuna tra queste linee e gli astri maggiormente visibili nel cielo peruviano, dai tempi nostri a 5000 anni prima di Cristo. Inoltre, anche le più semplici direzioni, quale nord-sud o est-ovest, sono segnate nella pampa con errori dell'ordine del tre per cento, errori di almeno un ordine di grandezza superiore alle possibilità tecniche dell'epoca. E' probabile quindi che anche le linee rette e gli spiazzi geometrici individuassero delle aree cerimoniali, entro o attorno alle quali effettuare i riti legati alle varie forme di culto; è probabile inoltre che gli errori sulle direzioni notevoli fossero in realtà intenzionali.
    Tutto ciò è materia per studiosi, che può essere approfondita ad esempio nei volumi "Nasca, archeologia per una ricostruzione storica", Jaca Book 1992, e "Nasca", Jaca Book 1993, entrambe ad opera di Giuseppe Orefici, e nella vasta letteratura in essi citata.


    Kandiskji: da "Punto, linea, superficie", lezioni
    alla Bauhaus 1922/32.


    Per il turista attento tuttavia, oltre all'approfondimento storico, diventa rilevante un altro aspetto. Poichè i geoglifi si vedono dal terreno solo molto parzialmente, e ormai nella pampa è proibito inoltrarsi per non rovinare i geoglifi stessi, di questi si possono avere solo vedute aeree. Erano probabilmente figure destinate agli dei e quindi progettate proprio per essere viste dall'alto, ma rimane il fatto che progettisti ed esecutori non le hanno mai viste così come possiamo vederle oggi, oltre tutto mescolate a incisioni meandriformi naturali del terreno e persino a tracce recenti. Poichè lo spettacolo è estremamente suggestivo, o lo si affronta con razionalità e distacco per capirne il significato originale, oppure ci si lascia trasportare dagli stimoli estetici ed emotivi, permettendo che vengano evocate immagini e sensazioni a priori non collegabili storicamente con la cultura che ha generato queste opere, con l'ovvio rischio di un totale fraintendimento.
    Superata però ogni forma di pudore, ci si può abbandonare agli accostamenti più arditi. Allora, la vista aerea di queste figure simboliche attraversate da una ragnatela di linee può ricondurre alla mente alcune opere grafiche di Wassily Kandinsky, eseguite durante gli anni di insegnamento alla Bauhaus; come ad esempio quelle riportate e commentate a scopo didattico nel suo libro del 1925 "Punkt un Linie zur Flaeche" ("Punto, linea, superficie", Adelphi 1968). In quegli anni, tra Weimar e Dessau, tutto il corpo insegnante della Bauhaus, Kandinsky compreso, si andava avvicinando sempre di più al razionalismo, ma in realtà questo libro rappresenta il naturale proseguimento della sua precedente opera "Ueber das Geistige in der Kunst", pubblicato nel 1911 a Monaco e contemporaneo all'uscita dell'almanacco "Der Blaue Reiter": ha dunque le sue radici in pieno Espressionismo ("Lo spirituale nell'arte", SE 1989; "Il Cavaliere Azzurro", SE 1988).


    Ricostruzione del sito di Cahuachi. Nonostante l'apparenza,
    non sono stati trovati muri paralleli ne' ad angolo retto.


    In questo periodo, le avanguardie artistiche e culturali di Monaco e di altre aree centro europee erano fortemente influenzate dalle dottrine teosofiche e antroposofiche di Annie Besant e di Rudolf Steiner: tra questi Kandinsky, Paul Klee e molti altri sia del Blaue Reiter che della prima Bauhaus, gli olandesi Piet Mondrian e Theo Van Doesburg e altri del movimento De Stijl, e anche musicisti come gli austriaci Arnold Schoenberg e Anton Webern. Con particolare riguardo alle arti figurative in Germania, erano proprio le connotazioni spirituali e mistiche a caratterizzare l'anti positivismo degli espressionisti di Monaco. Tornando a Kandinsky, nella sua poetica pittorica le linee possono essere completate, o rafforzate, o contrastate con il colore; tuttavia, molti dei suoi quadri colorati sono costruiti a partire da una struttura lineare che vive di un suo proprio linguaggio espressionista.
    Nel disegno tratto da "Punto, linea, superficie", che rappresenta appunto la struttura lineare del quadro "Piccolo sogno in rosso" del 1925, si possono riconoscere, stilizzati, alcuni elementi ricorrenti soprattutto del periodo bavarese, legati a una simbologia dai significati esoterici: la barca a remi, presente più volte e schematizzata da un arco di cerchio attraversato da più linee convergenti (una in centro, in basso a sinistra, altre due unite per la "prua" in alto a sinistra); la montagna, schematizzata da una linea a forma di emme, vicino al bordo superiore sinistro; forse il cavallo e il cavaliere, rappresentati dalle due nuvolette vicine al bordo inferiore. Sopra queste, una selva di linee, alcune con funzione di collegamento tra le figure simboliche, altre portatrici di quello che l'autore definisce "calore" o "suono" delle linee e delle combinazioni di esse. Le rette, in particolare, portatrici anche di "tensioni" e di "direzioni", concetti entrambi legati all'idea di "movimento".
    Ebbene, concetti similari potrebbero essere utilizzati per descrivere le vedute aeree delle linee della Pampa di Nasca, se volessimo interpretarle quali espressioni artistiche e fossimo pronti per un operazione simile, ad esempio, alla (antistorica) lettura surrealista dell'Arcimboldo o di Hieronymus Bosh.

    Le linee nella Pampa non sono però l'unico aspetto della cultura Nasca che rievochi tematiche moderne. Notevoli problemi interpretativi vengono proposti ad esempio dallo studio della edilizia cerimoniale, che ha la sua espressione più vasta e completa a Cahuachi, una località a una decina di chilometri dalle linee e a circa trenta chilometri da Nasca, presso l'oasi fluviale che corre lungo il rio omonimo. Dei 24 chilometri quadrati dell'area cerimoniale, solo una piccola parte è stata studiata sistematicamente, fornendo tuttavia un quadro abbastanza coerente. Non si è trovato un solo muro orientato con buona approssimazione secondo la direzione nord-sud (o est-ovest), o verso qualche costellazione notevole. Né si sono trovati due muri dello stesso edificio paralleli tra di loro, oppure ad angolo retto. Pare evidente che questa sia stata una scelta intenzionale, per di più perseguita durante diverse fasi costruttive. E' invece sempre presente il cerchio, l'ovale e segmenti di essi, in particolare nei contenitori di offerte, ricavati nella pavimentazione o costruiti (in mattoni, pietre o argilla) sul terreno o contro un muro.
    Anche in questo caso, come in quello delle linee, vengono in mente alcuni esempi di architettura espressionista, come l'Einsteinturm di Erich Mendelsohn a Potzdam del 1920 e, soprattutto, come il Goetheanum II di Rudolf Steiner, costruito a Dornach in Svizzera vicino a Basilea, prima in legno nel '14 e poi, dopo il suo incendio del '22, in calcestruzzo.


    E.Mendelsohn, Eisteinturm, Potzdam 1920/21.
    Non vi sono ne' muri paralleli ne' ad angolo retto.

    L'assenza di angoli retti e l'ampio utilizzo di linee curve conferisce a questo imponente edificio una notevole dinamicità. Gli orientamenti estetici alla base di questo progetto sono tuttora presenti nella pedagogia delle scuole a orientamento steineriano, e si basano, in sostanza, sulla esigenza di riconoscere una continuità tra tutte le manifestazioni dell'essere umano, da quelle biologiche-vegetative a quelle della più alta spiritualità. E quindi sull'esigenza che anche le creazioni intellettuali e artistiche riescano a suggerire "...l'azione della metamorfosi..." che, come in ogni essere vivente, trasforma ogni elemento in un altro per intrinseca necessità di sviluppo, e fa sì che ogni particolare costituisca una parte fondamentale di tutto l'organismo e, contemporaneamente, rappresenti esso stesso un organismo autonomo.
    La necessità di ricordare in ogni momento quale sia la complessa natura umana è tipica dell'atteggiamento espressionista, e contrasta volutamente con le rassicuranti certezze positiviste dei decenni precedenti. Ma questo atteggiamento non si discosta poi molto da quello (forse) degli antichi Nasca che, nelle attività rituali, sottolineavano quale, al contrario, non fosse la natura umana, evitando come un Tabù quegli elementi strutturali ritenuti sovraumani. Semplificando, per Steiner l'angolo retto non è dell'uomo e quindi va evitato nella creazione artistica; per gli antichi Nasca l'angolo retto era (presumibilmente) divino e quindi andava parimenti evitato.


    R.Steiner, Goetheanum II, Dornach 1924/28.
    Non vi sono ne' muri paralleli ne' ad angolo retto.

    In conclusione, vale la pena sottolineare nuovamente che con tutto ciò non si vuole suggerire una interpretazione modernistica della cultura Nasca. Si vuole solo avvertire il turista attento di cosa può succedere di fronte a grandi e suggestivi spettacoli: sta poi ad ognuno decidere se seguire la storia o le emozioni. Tuttavia, non possiamo dimenticare che il linguaggio figurativo nell'arte occidentale ha una chiara origine nella visione antropocentrica degli antichi Greci. Ed è vero anche che l'arte occidentale ha dovuto attendere più di 2000 anni per liberarsi da quell'impaccio tecnico. In quasi tutta l'arte sudamericana precontatto invece, forse in relazione a una cultura nettamente più teocratica, l'arte espressiva contiene elementi astratti e di fantasia in quantità nettamente superiore rispetto alle arti europee coeve.

    Carlo Alabiso
    2000-06-12