Osservare gli asteroidi
di Albino Carbognani
Versione del 10 febbraio 2006
Introduzione
Il
1 gennaio 1801 Giuseppe Piazzi scopriva, dall’Osservatorio di Palermo, il primo
asteroide: 1 Ceres, un corpo roccioso del diametro di circa 1000 km posto su
un’orbita quasi circolare prossima al piano dell'eclittica a 2,77 UA dal Sole.
Da allora le scoperte di nuovi asteroidi si sono succedute ad un ritmo sempre più incalzante e, al momento,
sono noti circa 260.000 asteroidi. Ogni asteroide
conosciuto è identificato da una sigla provvisoria. Dopo qualche anno
d’osservazione, la sigla è sostituita da un numero d’ordine seguito dal nome
scelto dallo scopritore. Attualmente i corpi con
un’orbita stabilita con buona precisione (quindi numerati) sono più di 110.000.
La
stragrande maggioranza degli asteroidi appartiene alla Fascia Principale, zona
del Sistema Solare centrata sull’eclittica e grossolanamente compresa fra le
orbite di Marte e Giove. I corpi con diametro maggiore di 200 km
sono solo 26, gli altri hanno dimensioni inferiori, fino ad arrivare a quelli
con pochi metri di diametro. Gli oggetti
trans-Nettuniani (Trans Neptunian Objects, TNO) sono solo un migliaio, mentre i
Centauri (corpi compresi fra le orbite di Giove e Nettuno) sono circa 150. Questi
ultimi sono in transizione fra la popolazione dei TNO e il Sistema Solare
interno.
Oltre ai corpi della Fascia
Principale, esiste un’ulteriore sotto-popolazione asteroidale. Si tratta degli
oggetti le cui traiettorie si spingono all’interno dell’orbita di Marte. Questi
corpi, secondo l’orbita percorsa, sono stati raggruppati in tre popolazioni: Aten, Apollo
ed Amor. Gli Aten e gli Apollo hanno parte dell’orbita all’interno
di quella terrestre ma periodo orbitale, rispettivamente, minore o maggiore di
un anno. Gli Amor invece hanno orbite completamente esterne a quella terrestre
ma distanza al perielio minore di 1,3 UA. Al 25 ottobre 2004 erano noti 246 Aten, 1461 Apollo e 1330 Amor,
per un totale di 3037 oggetti.
Recentemente
sono stati scoperti i primi asteroidi con orbita completamente interna a quella
della Terra. Si tratta di 2003 CP20 (scoperto l'11 febbraio 2003) e 2004 JG6 (scoperto il 10 maggio 2004).
Gli asteroidi di questo tipo sono stati previsti teoricamente come
evoluzione degli Aten-Apollo-Amor e sono noti come Inner Earth Object (IEO,
oggetti interni all’orbita della Terra). Collettivamente, tutti gli oggetti
(asteroidi o comete) che possono spingersi nelle zone dei pianeti terrestri
sono indicati come NEO (Near-Earth
Objects,oggetti vicini alla Terra). Se si considerano solo gli asteroidi
allora si può parlare di NEA (Near-Earth Asteroids). I NEO che possono
raggiungere distanze inferiori a 0,05 UA dalla Terra e hanno un diametro
maggiore di 150 m sono chiamati PHO (Potentially Hazardous Objects), perché a
rischio di collisione con il nostro pianeta. I PHO conosciuti sono circa seicento e, attualmente,
il più noto è sicuramente 99942 Apophis per
l'incontro ravvicinato con la Terra previsto per il 13 aprile 2029.
Le NEO survey professionali Negli ultimi anni sono state attivate
una serie di survey professionali per la ricerca di nuovi asteroidi, in
particolare dei NEO e dei PHO. Lo scopo è cercare di prevedere con anni di anticipo
i passaggi ravvicinati e le possibili collisioni fra la Terra e questi oggetti. Tutte le survey si
servono di dispositivi CCD di grande formato ad elevata efficienza quantica
(QE=0,8) e di telescopi computerizzati in grado di eseguire il programma
osservativo automaticamente.
La survey più attiva è il
LINEAR (LIncoln Near Earth Asteroid Research),
del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Il programma
è nato nel 1997 come progetto per l’applicazione di tecnologie avanzate,
sviluppate per la sorveglianza dei satelliti artificiali, al problema di
scoprire e catalogare i NEO. Il progetto LINEAR utilizza due telescopi da 1
metro di apertura a grande campo e si trova nel deserto del Nuovo Messico
(USA), dove le condizioni atmosferiche permettono osservazioni prolungate durante
tutto l’arco dell’anno. La principale strategia di ricerca consiste nel
riprendere in prossimità del punto d’opposizione solare (dove gli asteroidi
raggiungono la massima luminosità) e vicino all’eclittica (dove la
concentrazione di asteroidi è elevata).
Ogni immagine CCD si ottiene con
un’esposizione di soli 6 secondi. L’angolo di vista del dispositivo CCD è di
soli 1,96 gradi quadrati ma in un’ora, grazie alla breve esposizione, è in
grado di scandagliare circa 1200 gradi quadrati di cielo, che diventano 2400 se
si tiene presente che i telescopi sono due. Considerato che l’intera sfera
celeste misura circa 41253 gradi quadrati, ogni ora, il LINEAR è in grado di
scandagliarne il 5,8%. Ogni campo stellare è ripreso diverse volte nel corso
della stessa notte e, alla fine della sessione osservativa, tutti i frame di un
medesimo campo sono analizzati automaticamente per rilevare eventuali asteroidi
in movimento.
Il sistema del LINEAR si è dimostrato finora il più efficiente
fra quelli esistenti, portando alla scoperta, nei primi otto anni, di oltre
1600 nuovi NEO, il 62% delle scoperte fatte nello stesso periodo. Per fare un
confronto, basti pensare che prima della sua entrata in funzione il tasso di
scoperta di NEO da parte di tutti gli osservatori del mondo era di alcune
decine l’anno. Oltre a nuovi NEO il LINEAR ha scoperto 128 comete e circa
198.000 asteroidi della fascia principale.
Altra survey attiva è la
NEAT (Near Earth Asteroid Tracking).
Il programma nasce nel 1999 ed utilizza anch’esso un
telescopio automatico da 1 metro di diametro, con caratteristiche simili a
quello del progetto LINEAR, localizzato sul monte Haleakala nell’isola di Maui
(Hawaii). Dalla sua entrata in funzione il programma NEAT ha portato alla
scoperta di circa 40 NEO.
La survey attiva da più tempo è la
Spacewatch, dell’Università dell’Arizona.
Spacewatch è il nome di un gruppo del Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’ Arizona
(Tucson), fondato da Tom Gehrels e Robert S. McMillan nel 1980 e attualmente
guidato da quest’ultimo. Il programma
di ricerca degli asteroidi, iniziato nel 1984, è stato il primo completamente
dedicato alla scoperta dei NEO. Gli strumenti utilizzati sono due telescopi a
grande campo da 90 e 180 centimetri di diametro. Questi telescopi sono situati
all’Osservatorio di Kitt Peak (Arizona). Tra i record di Spacewatch c’è il
primo utilizzo di un CCD per la scoperta di asteroidi e comete, il primo NEO
scoperto con un CCD (1989 UP), il primo gruppo di ricerca ad utilizzare
software per l’individuazione automatica degli asteroidi.
Al momento il tasso di scoperta del programma
Spacewatch è di 20-30 NEO l’anno. A questo programma fa da supporto il progetto
LONEOS (Lowell Observatory Near-Earth Objects Survey) con un telescopio Schmidt
da 58 cm di apertura situato presso l’Osservatorio Lowell (Arizona), e la
Catalina Sky Survey (CSS) dell’Università dell’Arizona,
che utilizza uno Schmidt da 42 cm sito a nord di Tucson. Al LONEOS, nell’ottobre 2003, è stato
riscoperto l’asteroide 1937 UB (Hermes), che andò perso subito dopo essere
stato scoperto nel 1937. Tutti questi progetti statunitensi possono vantare la quasi
totalità delle scoperte di NEO. Va osservato però che i centri di scoperta si
trovano quasi tutti nell’emisfero nord, lasciando sguarnito quello sud e tutti
i NEO visibili solamente dall’emisfero australe, al di sotto dei –40° di
declinazione, vanno in parte persi. Per fortuna la CSS, dal marzo 2004, ha
avviato un programma per la ricerca dei NEO che usa lo Schmidt da 0,5 m dell’osservatorio
di Siding Spring (Australia), dando vita alla
SSS (Southern Sky Survey).
Nome Diam. (mm) F (mm) F/D Dimensioni CCD (pixel) Pixel size (um) Scala ("/pix) Angolo (gradi2)
QE Exp. time (sec.) Gradi2/ora Mv
limite CSS 680 1234 1,8 4096x4096 15,0 2,5 8,14 0,8 60 366,2 20,0 SSS 500 1750 3,5 4096x4096 15,0 1,8 4,06 0,35 60 183 20,0 LONEOS 590 1110 1,91 4096 x4096 13,5 2,5 8,14 0,8 45 390 19,3 Spacewatch 946 3000 3,17 4x2048x4608 13,5 1,0 2,9 0,8 120 43,5 21,7 NEAT 1200 3150 2,5 112x600x2400 13,0 0,85 9,0 0,8 60 308 21,0 LINEAR 1000 2200 2,2 980x1280 48,0 4,5 1,96 0,8 6 1200 19,0 Tabella
1 – Principali caratteristiche tecniche degli strumenti utilizzati nelle NEO
survey professionali.
Semestri LINEAR NEAT Spacewatch LONEOS Catalina Altri Totale 1995
(1) 0 0 14 0 0 4 333 1995
(2) 0 0 12 0 0 2 347 1996
(1) 1 5 18 0 0 4 375 1996
(2) 0 5 10 0 0 2 392 1997
(1) 3 2 10 0 0 4 411 1997
(2) 14 9 4 0 0 7 445 1998
(1) 44 9 19 1 1 7 526 1998
(2) 91 2 17 6 2 6 650 1999
(1) 74 0 12 7 11 1 755 1999
(2) 87 0 7 6 19 4 878 2000
(1) 107 2 14 21 13 4 1039 2000
(2) 151 13 12 17 0 8 1240 2001
(1) 95 28 7 22 0 2 1394 2001
(2) 182 64 15 20 0 2 1677 2002
(1) 158 56 16 14 1 6 1928 2002
(2) 128 89 6 7 0 5 2163 2003
(1) 102 30 23 33 0 8 2359 2003
(2) 133 38 33 21 8 9 2601 2004
(1) 167 19 41 14 25 5 2872 2004
(2) 77 3 10 9 26 2 2999 Tabella
2 – NEO scoperti negli ultimi anni dalle survey professionali. I dati del 2004
sono aggiornati al 27 settembre (NASA/JPL). Gli strumenti per l'osservazione amatoriale Gli
astronomi non professionisti hanno sempre dato il loro contributo
all’identificazione di nuovi asteroidi e l’attività prosegue anche all’ombra
delle survey. Ecco qualche indicazione per chi voglia intraprendere l’attività
di astrometrista osservando asteroidi.
Prima
di tutto qualche vincolo sul telescopio. Dovrà avere un diametro il più grande
possibile (compatibilmente con le risorse finanziarie), come minimo 20 cm, ma
sono preferibili valori di 35-50 cm e più. Ottimi i riflettori Newton per il
favorevole rapporto prestazioni/prezzo ma, nel caso di rapporti d'apertura ridotti (F/3 o F/4),
bisogna prendere in considerazione l'acquisto di un correttore di coma e spianatore
di campo per fare in modo di avere un'immagine a fuoco su tutto il campo abbracciato dal sensore CCD.
Un tipico correttore come quello di Ross (il più diffuso sul mercato), accoppiato ad uno specchio parabolico,
corregge il coma ai bordi a scapito di una leggera aberrazione sferica nel centro immagine, dove si può perdere
un decimo di magnitudine. Una soluzione alternativa consiste nell'uso del correttore accoppiato con uno specchio leggermente iperbolico (eccentricità dell'ordine di 1.12), in questo modo si corregge sia l'aberrazione sferica sia il coma su un campo molto vasto (astrografo iperbolico). Lo svantaggio è che lo specchio iperbolico dovrà essere sempre usato con il correttore e mai da solo.
La montatura del telescopio, ovviamente equatoriale, dovrà essere sufficientemente stabile
da consentire pose non guidate di almeno 30-60 secondi e in grado di reggere senza
problemi telescopio+camera CCD e il telescopio secondario per il puntamento e la guida
(diametro minimo di 70-80 mm). Per ridurre al minimo i tempi morti e facilitare il puntamento,
la montatura deve essere necessariamente computerizzata e in grado di rivolgere il
tubo ottico nella posizione desiderata con la precisione di alcuni primi d’arco.
Infine
la camera CCD, necessariamente del tipo raffreddato per ridurre al minimo il
rumore termico. Il sensore deve avere la più alta efficienza quantica possibile
per fornire un buon rapporto segnale rumore con pose di qualche decina di
secondi. La magnitudine da raggiungere è almeno la +18,5/+19 con pose di 60
secondi in condizioni di cielo ideali. Sotto questo punto di vista sono ottimi
i dispositivi CCD in B/N dotati di microlenti sulla superficie del sensore. Le
microlenti svolgono la funzione di collettori, convogliando la radiazione verso
la zona centrale del pixel (la più sensibile). In questo modo, anche un CCD ad
illuminazione frontale (il tipo più diffuso), può raggiungere un’efficienza di
picco di 0,8 (cioè è rilevato l’80% della radiazione incidente ad una data
lunghezza d’onda), confrontabile con quella dei CCD retro-illuminati (più
fragili e costosi).
Fortunatamente,
per l’astrometria non si devono usare filtri ottici e si evita un assorbimento
parassita della radiazione (sempre troppo poca). E’ consigliabile avere pixel
quadrati con dimensioni non troppo piccole (almeno 9-10 micrometri di lato,
meglio 15-20 micrometri), per avere una buona sensibilità ai bassi livelli di illuminazione.
Eventalmente, per aumentare le dimensioni del pixel, si può riprendere in modalità binning 2x2.
La camera CCD dovrà essere interamente gestibile dal computer e con un controllo della
temperatura efficiente, tale da mantenerne il valore costante nel tempo. Per
minimizzare i tempi di scaricamento delle immagini è meglio orientarsi verso
camere con un'interfaccia veloce, come la USB.
Oltre
al computer per la camera CCD è molto comodo avere un secondo computer (di
puntamento) che si interfacci con la montatura e il telescopio di guida tramite
un software planetario (ottimo è Carte du Ciel,
completamente free, con le liste degli asteroidi aggiornabili on-line e in grado di controllare il puntamento del telescopio secondo il diffuso protocollo LX200).
Questo computer potrà essere collegato ad una telecamera, non raffreddata, ad alta sensibilità e in grado di rivelare
le stelle di magnitudine +10/+12 quando è collegata al telescopio di guida. La telecamera è
utilissima per monitorare la precisione di puntamento del telescopio principale tramite il planetario.
In alternativa si può usare una webcam, anche se le
sensibilità sono molto inferiori ed è difficile trovare sempre delle stelle adatte nel campo inquadrato.
L’immagine inviata da questa telecamera posta sul telescopio di guida potrà essere visualizzata sul monitor
del computer di puntamento e, confrontandola con quello che è mostrato dal planetario, si saprà
sempre con precisione in che zona di cielo ci si trova. Oltre che per il puntamento, il telescopio
di guida potrà essere utilizzato per l'autoguida vera e propria della montatura equatoriale, in modo
da avere sempre immagini con stelle perfettamente puntiformi. L'autoguida e il monitoraggio con il planetario della
zona di cielo sotto osservazione possono essere eseguite contemporaneamente se la montatura è dotata
delle apposite porte di comunicazione (RS232 per la comunicazione con il planetario e ST4 per l'autoguida).
Un ottimo dispositivo per l'autoguida secondo lo standard ST4 è il GP USB della
Shoestring Astronomy.
Sul computer di gestione della camera CCD è bene installare un software astrometrico in grado di misurare
la posizione degli asteroidi con un’incertezza pari o inferiore al secondo d’arco (lo standard richiesto dal
Minor Planet Center). In questo modo le operazioni di acquisizione e misura possono
procedere in parallelo: fra un’acquisizione e l’altra si può ridurre
l’immagine scaricata in precedenza. Fra i software astrometrici si possono
segnalare Iris di C. Buil (totalmente free) e
Astrometrica di H. Raab dal costo modesto e
con prestazioni di alto livello.
Altro
importante accessorio è un software in grado di sincronizzare l’orologio del pc
che gestisce la camera CCD, con il tempo atomico internazionale. Per essere
sicuri di usare sempre il tempo universale (UT), come fuso orario del pc va
scelto quello di Greenwich. Le misure astrometriche sono fortemente dipendenti
dall’accuratezza temporale e un errore, anche di pochi secondi, potrebbe
compromettere la precisione delle misure. La sincronizzazione temporale va
ripetuta all’inizio di ogni sessione osservativa.
Una
cosa fondamentale da tenere presente è che per rispettare lo standard di
precisione richiesto dal MPC la scala dell’immagine fornita dalla camera deve
essere compresa fra 1.5 e 3 secondi d’arco per pixel. Di conseguenza, focale
del telescopio e dimensioni dei pixel della camera, vanno accoppiate in modo
tale da rispettare questo vincolo. A parità di focale, maggiori le
dimensioni del sensore, più grande sarà il campo inquadrato, più elevata la
probabilità di scoprire nuovi asteroidi o di inquadrare correttamente quelli già noti.
Il codice MPC Una
volta in possesso della strumentazione minima necessaria si possono iniziare le
osservazioni. Per rendere proficuo il lavoro è necessario diventare osservatori
accreditati presso il
Minor Planet Center (MPC),
centro di raccolta internazionale di tutte le osservazioni astrometriche.
Per ottenere un codice
per l’osservatorio bisogna dimostrare che l’accuratezza delle proprie misure
astrometriche è pari o inferiore al secondo d’arco. A questo scopo basta
osservare per qualche giorno un asteroide numerato (quindi di orbita nota), con
numero d’ordine superiore a 3000 (magnitudine fra la +16 e la +17), e inviare via email
le osservazioni al MPC. Se gli scarti sono inferiori al secondo d’arco sarà
assegnato un codice che identifica l’osservatorio. Il tempo di attesa è molto
breve, nel mio caso è stato di sole 24 ore. Per l’invio delle osservazioni
successive, secondo un’apposita codifica su cui non posso soffermarmi (ma che viene
creata automaticamente dai software di astrometria), va
sempre usato il codice assegnato. Se si cambia sito di osservazione va ripetuta
tutta la procedura. Per i dettagli tecnici è consigliabile leggersi la
Guida all’Astrometria
scaricabile dal sito del MPC, un utile manuale in continuo
aggiornamento. Superata questa fase preliminare si può iniziare
l’osservazione astrometrica degli asteroidi.
Ci sono tre diversi progetti osservativi che possono essere portati avanti in campo astrometrico.
Nell'ordine, dal più facile al più difficile, sono i seguenti:
Follow-up e conferma di asteroidi
L'osservazione di asteroidi già noti è una attività importante perchè evita la perdita dell'asteroide per l'eccessiva incertezza orbitale e consente di prevedere in anticipo eventuali passaggi ravvicinati con la Terra. In questo tipo di osservazioni la cosa importante è ottenere la lista dei NEO per cui il follow-up è necessario.
Un primo sito utile è il
NEA Observation Planning Aid del MPC. Da questa pagina è possibile ottenere una lista di NEO che richiedono osservazione. Per ottenerla è sufficiente impostare nel form iniziale la data, la magnitudine limite che si può raggiungere (di default è la +21) e l'incertezza della posizione dell'asteroide sulla sfera celeste. Considerato un'accuratezza tipica delle osservazioni astrometriche amatoriali di 0.4"-0.3" è bene scegliere corpi con incertezze superiori per poter effettivamente contribuire ad abbassare l'indeterminazione orbitale.
Altro sito utilissimo per ottenere una lista di NEO che necessitano osservazioni è la
NEODyS risk page. In questa pagina
sono elencati i NEO la cui osservazione è urgente (pena la perdita del corpo in pochi giorni), i NEO non osservabili ma
di cui è possibile il recupero, infine la lista degli oggetti persi (sembra incredibile ma è così), per mancanza di un numero adeguato di osservazioni.
Consultando queste due pagine quotidianamente si potranno programmare con un anticipo di qualche ora le
osservazioni sui NEO che ne hanno effettivamente bisogno, massimizzando i risultati di follow-up. Una volta individuato il NEO sulle immagini (di solito lo spostamento è visibile in pochi minuti), se ne prendono alcune immagini nell'arco di almeno 20-30 minuti, se ne fa la riduzione astrometrica con il software apposito e si inviano le osservazioni, via email, al MPC con la
formattazione standard (il testo inviato deve essere ASCII puro).
Una attività osservativa più complessa del follow-up è la conferma degli asteroidi NEO appena scoperti.
La lista degli oggetti che necessitano di conferma è riportata nella
NEO Confirmation Page, mantenuta dal MPC.
Una volta scelti gli asteroidi da confermare alla portata del proprio strumento e inserito il proprio codice MPC,
vengono generate delle effemerdi personalizzate che riportano la posizione del corpo sulla sfera celeste. A questo punto non
resta che dirigere il telescopio verso il nuovo NEO e cercare di osservarlo. Spesso l'incertezza sulla posizione è elevata ed
è necessario cercare il nuovo NEO attorno alla posizione indicata. Se il campo inquadrato dal CCD è piccolo questa ricerca
può essere frustrante. Una volta trovato il corpo si riprendono alcune immagini nell'arco di almeno 30 minuti, se ne fa la riduzione astrometrica e si invia il file con le posizioni al MPC.
Sia nel caso di follow-up sia di conferma, le osservazioni inviate (se non ci sono problemi), verranno pubblicate nelle
Minor Planet Electronic Circulars, dove ogni osservatore è individuato dal proprio codice MPC.
NEO o satelliti artificiali?
Durante il follow-up di asteroidi noti, ogni frame scaricato dalla camera CCD può
contenere qualcosa di interessante e bisogna essere pronti ad ogni evenienza. A
scopo didattico espongo quello che mi è accaduto durante la notte fra il 22 e
il 23 agosto 2004. Quella
notte il cielo era sereno, solo qualche velo di nubi sull'orizzonte sud, niente
vento. Dopo aver osservato due NEO, 2002TX68 e 1998SG36, alle 23:11 UT è stato
diretto il telescopio verso 2001US16. Già nel primo frame, con esposizione di
30 secondi, era presente una traccia lunga 140" lasciata da un oggetto di
magnitudine +13 in rapido movimento da est verso ovest: un NEO molto vicino alla
Terra? Ovviamente
non c’è modo di rispondere alla domanda in pochi secondi (non erano previsti
passaggi ravvicinati di oggetti già noti) e l’unica cosa da fare è stata
l’osservazione di questo corpo per cercare di ottenere quante più osservazioni
astrometriche possibile. Dato il veloce moto proprio si è reso necessario un
vero e proprio “inseguimento” attraverso le costellazioni. L’osservazione
è proseguita fino alle 00:47 UT del 23 agosto (per un totale di 96 minuti di
osservazione continuata): si è interrotta perché il sospetto NEO è stato
nascosto dall'ampia chioma di un albero posto a sud-ovest. Durante il periodo
di osservazione il sospetto NEO ha percorso 0,51h in AR (pari a 7,65°) e 0,79°
in Dec, quindi si è mosso con una traiettoria quasi parallela all’equatore
celeste. In
totale sono state riprese 69 immagini CCD, con durata di 30 s. Con tempi
inferiori la traccia era meno allungata ma il rumore di fondo diventava
eccessivo. Subito dopo la ripresa è iniziata la riduzione astrometrica degli
estremi delle tracce. Per velocizzare la riduzione non sono state misurate
tutte le immagini ma solo un campione rappresentativo. Alla fine sono state
ottenute 31 misure astrometriche. Usando il software
Find Orb per il calcolo
degli elementi orbitali è risultata un’orbita geocentrica, con semiasse maggiore di 43.000 km ed
eccentricità 0,8 a bassa inclinazione sull’equatore terrestre. Cominciava così a prendere corpo
l’ipotesi che non si trattasse di un NEO bensì di un satellite artificiale
della Terra. La conferma definitiva si è avuta utilizzando un software in grado
di identificare i satelliti artificiali dalla traiettoria descritta sulla sfera
celeste. Il programma si chiama
Sat-id e si è dimostrato molto efficiente (a patto di utilizzare elementi orbitali aggiornati), perché legge direttamente i file delle posizioni astrometriche con la formattazione del MPC. Una copia di Sat-id, con gli elementi orbitali aggiornati, non dovrebbe mancare in ogni sessione di astrometria. Strategie per la ricerca di nuovi asteroidi Nella
ricerca di nuovi asteroidi un osservatorio amatoriale si trova a competere con
le survey professionali, specialmente con il programma LINEAR. Chiaramente, dal
punto di vista tecnico, le NEO survey sono avvantaggiate e da quando sono
entrate in funzione il numero di scoperte amatoriali si è ridotto
drasticamente. La domanda che ci si pone è se resta un margine di manovra. La
risposta è affermativa. La strategia "classica" che si segue per la ricerca di
nuovi asteroidi è l'esplorazione della fascia di cielo che si trova a ± 10° dal piano
dell'eclittica. L'esplorazione non deve avvenire in modo casuale ma va programmata
con qualche ora di anticipo. Prima di tutto, a meno che non si sia a caccia di asteroidi IEO,
vanno esplorate le zone che si trovano
ad est del punto di opposizione al Sole, in questo modo si cercano asteroidi che
non sono ancora stati in opposizione (periodo in cui la luminosità è massima). Esplorare
le zone ad ovest del punto d'opposizione difficilmente porta alla scoperta di nuovi
corpi perchè le survey professionali raramente si fanno sfuggire i nuovi asteroidi
all'opposizione. Sui software planetari il punto d'opposizione al Sole può essere individuato
abilitando la visualizzazione del cono d'ombra terrestre che, per definizione, è opposto
al Sole.
Per scegliere le zone da esplorare ad est del punto d'opposizione, conviene verificare che
non siano già state "spazzate" dalle survey professionali poche ore prima. La
mappa delle zone di cielo già esaminate si può ottenere dal servizio
Sky Coverage
del Minor Planet Center che fornisce una immagine con indicate le zone di cielo già esaminate
con le relative date. Trovata una zona di cielo sufficientemente vicina all'eclittica
e che non sia stata esplorata da 3-4 giorni si può utilizzare il
Minor Planet Checker
per avere tutte le informazioni sugli asteroidi già noti che si trovano nella zona che si
vuole esaminare. Se nell'elenco di asteroidi così ottenuto si trovano corpi
scoperti di recente con la richiesta di nuove osservazioni oppure oggetti dall'orbita
ancora molto incerta (indicata con una V, per Vaisala), allora il campo scelto è
promettente. Dei parametri importanti forniti dal Checker sono la velocità angolare degli asteroidi
noti espressa in secondi d'arco al minuto (da scegliere nelle opzioni di input) e la relativa direzione
di spostamento (in gradi dal nord verso l'est celeste).
Da questi dati potremo ricavare un valore medio per la velocità e la direzione degli asteroidi
nel campo di ripresa che ci potranno essere molto utili nella ricerca successiva.
Scelta la zona di cielo da osservare, con i relativi valori medii di velocità e direzione, si
potrà iniziare la ripresa delle immagini CCD. Visto che stiamo cercando asteroidi, cioè oggetti
che si muovono sulla sfera celeste, il tempo di esposizione dovrà essere tale da non
permettere un allungamento sensibile dell'immagine dell'ipotetico asteroide. Come valore
indicativo per il moto proprio potremo scegliere quello calcolato dal Checker. Ad esempio,
se la nostra scala dell'immagine per il sensore CCD è di 3"/pixel e il moto medio è di 0.7"/minuto,
per non allungare l'immagine dell'asteroide di cui siamo a caccia non dovremo esporre per
più di 3/0.7= 4 minuti. Per aumentare il rapporto segnale/rumore si possono riprendere 5-10 immagini
con un tempo massimo di 4 minuti e poi sommarle traslandole in base alla velocità e direzione media
assunte. In questo modo le immagini stellari diventano strisciate ma l'eventuale asteroide resta
puntiforme e con un buon rapporto segnale/rumore.
Riprendendo più sequenze a distanza di 15-20 minuti l'una dall'altra si potrà mettere
in evidenza lo spostamento dell'ipotetico asteroide sulla sfera celeste. La somma traslata delle immagini
non è applicabile nelle zone di cielo con campi stellari densi, come la regione prossima al
piano della Via Lattea, perchè le numerose scie stellari tendono a cancellare eventuali asteroidi presenti.
Per queste zone la singola esposizione resta la strategia migliore. Trovato l'asteroide con il blink delle immagini
si dovranno compiere le misure di posizione sulle immagini (sommate o meno). Un buon software in grado di
compiere automaticamente tutte le operazioni descritte è il già citato Astrometrica. Si faccia attenzione a non confondere gli eventuali pixel caldi della camera CCD per
nuovi asteroidi!
Durante la stessa notte si potranno esplorare più zone della sfera celeste e, se siamo molto fortunati, trovare un
certo numero di candidati nuovi asteroidi. Per essere sicuri che non si tratti di corpi già noti
si può usare la lista dei corpi fornita dal Checker già acquisita in precedenza, oppure ancora Astrometrica
che permette di sovrapporre alle immagini riprese la posizione di tutti gli asteroidi noti.
Per i candidati asteroidi si dovrà calcolare un'orbita provvisoria con
Find Orb in grado di farli ritrovare la
sera successiva. Una volta in possesso di osservazioni su due giorni consecutivi si potranno mandare
le osservazioni al Minor Planet Center. La priorità di scoperta è per chi invia osservazioni su due giorni,
anche se è sempre possibile inviare le osservazioni di una singola notte, come potrebbe essere
necessario nel caso di scoperta di un oggetto ad elevato moto proprio non più osservabile la
notte successiva. Vediamo ora delle strategie di ricerca più "esotiche".
Le
survey sono specializzate nella ricerca dei NEO, quindi asteroidi che
mediamente hanno un elevato moto proprio, almeno alcuni secondi d’arco al
minuto. Più difficile è l’individuazione di oggetti con un moto proprio basso,
diciamo al di sotto di un decimo di secondo d’arco al minuto. Questi asteroidi
“lenti” possono sfuggire alle survey ma non ad una stazione amatoriale se si ha
l’accortezza di osservare per un certo periodo di tempo. Resta il problema di
individuare sulla sfera celeste le regioni in cui gli asteroidi hanno un basso
moto proprio. Per individuare questi punti bisogna fare un’ipotesi sull’orbita
dell’asteroide da scoprire. Supponiamo
di avere un asteroide che si muove sull’eclittica su un’orbita circolare
esterna a quella della Terra, quindi un corpo appartenente alla Fascia
Principale. La traiettoria apparente sulla sfera celeste è qualitativamente
analoga a quella di Marte: ai periodi di moto diretto da ovest verso est si
alternano periodi di moto retrogrado (durante l’opposizione), da est verso
ovest. Durante l’inversione del moto da diretto a retrogrado o viceversa,
l’asteroide si trova in una condizione di moto proprio nullo o molto basso
(punti di stazione). Sono questi i punti da tenere sotto controllo con il proprio
telescopio. I punti di stazione sono due, simmetrici rispetto al punto
d’opposizione al Sole dell’asteroide. Per i calcoli dettagliati rimando
all'articolo pubblicato sul
Minor Planet Bullettin
n.1 Vol.33 (2006). Qui interessano solo i risultati. In Fig. 1 è riportata la distanza in ore (1h = 15°)
fra il punto di stazione dell’asteroide e il punto d’opposizione al Sole in
funzione del raggio orbitale dell’asteroide. Le distanze angolari sono misurate
sull’eclittica. Con questo grafico è possibile ricavare la posizione in cielo
dei punti di stazione di un ipotetico asteroide che si trova ad una certa
distanza dal Sole.
(%)
Iniziamo dai primi due.
Fig.1 - Il grafico mostra la posizione dei due punti di stazione sull’eclittica, rispetto al punto d’opposizione solare, in funzione del raggio orbitale dell’asteroide misurato in unità astronomiche. Ad esempio, per corpi a 2,5 UA il punto di stazione è a ±3.45 ore (circa ±52° misurati sull’eclittica), dal punto d’opposizione al Sole.
Vediamo un esempio pratico. Supponiamo che siano le 22 UT del 12 ottobre 2004 e di essere interessati agli asteroidi che si trovano a 2 UA dal Sole. Per questa data il punto della sfera celeste diametralmente opposto al Sole (punto d’opposizione al Sole), cade alle coordinate equatoriali AR = 1h 13m, Dec = 7° 45’, cioè alla longitudine eclittica +20° (la latitudine eclittica è zero). Consultando il grafico si vede che per una distanza di 2 UA i due punti di stazione cadono a ±3,25 h = ±49° dal punto d’opposizione corrente. Misurando la distanza sull’eclittica, le regioni in cui cercare asteroidi lenti a 2 UA dal Sole cadono alle longitudini eclittiche +69° e +331°. La prima zona si colloca nel Toro, vicino alla stella e Tau (magnitudine +3,5), la seconda è in prossimità di d Cap (magnitudine +2,8). A questo punto basta puntare il telescopio verso una delle due regioni indicate ed eseguire una serie di riprese di campi stellari contigui. Dopo almeno tre-quattro ore si riprendono gli stessi campi stellari alla ricerca di stelle che abbiano cambiato leggermente la loro posizione. Saranno questi gli asteroidi a basso moto proprio. Il passo successivo consiste nell’utilizzo del Minor Planet Checker per eliminare gli asteroidi eventualmente già noti. Gli oggetti rimanenti saranno nuove scoperte. In questo modo, come nuove scoperte si privilegiano gli asteroidi della Fascia Principale, mentre si tende ad escludere i NEO.
Un’altra strategia consiste nell’osservare zone di cielo in prossimità dell’eclittica che siano soggette al disturbo della luce lunare. Gli strumenti delle survey sono molto aperti, quindi sensibilissimi al rumore di fondo e per loro le zone prossime al nostro satellite sono difficili da monitorare. Gli strumenti amatoriali hanno un rapporto d’apertura più elevato e soffrono meno il rumore di fondo del cielo, consentendo il monitoraggio di zone non costantemente esplorate. L'ideale è riuscire ad esplorare le zone sull'eclittica ad est del punto d'opposizione quando ancora la Luna arreca un certo disturbo (come nella fase di ultimo quarto), prima che ci arrivino le survey professionali. Grazie alla precedente fase di Luna piena questa regione di cielo non viene più esplorata da alcuni giorni e guadagnare 1-2 giorni di anticipo sulle survey può fare la differenza fra scopriore un nuovo asteroide o meno.
Per vedersi riconosciuta la scoperta di un nuovo asteroide da parte del MPC, vanno inviate osservazioni dello stesso oggetto fatte su due notti consecutive. Per ogni notte sono necessarie almeno 2 osservazioni di posizione, fatte a distanza di almeno 30 minuti l’una dall’altra.
Cenni di fotometria
Un campo di ricerca non molto affollato da professionisti e dilettanti è quello della osservazione fotometrica degli asteroidi. Lo scopo è stabilirne il periodo di rotazione dall’andamento della curva di luce (in modo analogo a quello che si fa per le stelle variabili). Solo per una piccola frazione degli asteroidi conosciuti, circa 2000, è noto il periodo di rotazione (appena il 2% di quelli numerati!), quindi in questo settore c’è ancora spazio per tutti.
Il tipo di osservazione più semplice fa ricorso alla fotometria differenziale, senza l’impiego di costosi filtri fotometrici standard. Questa tecnica consiste nello stabilire la differenza di magnitudine fra l’asteroide e una stella di confronto (non variabile), di magnitudine e colore simile posta nella stessa immagine. In queste condizioni non è necessario correggere per l’assorbimento atmosferico e le variazioni della curva di luce consentono di stabilirne facilmente il periodo. Per controllo basta verificare, con la stessa stella di confronto, che un’altra stella di campo non subisca oscillazioni di magnitudine. Parecchi asteroidi hanno periodi di qualche ora, quindi è possibile stabilirne il valore esatto con osservazioni fatte in una/due notti.
Ci sono dei buoni motivi per l’osservazione fotometrica degli asteroidi. Uno è che le osservazioni sulla curva di luce possono essere utilizzate per determinare la forma del corpo e l’orientazione dell’asse di rotazione dell’asteroide. Queste informazioni sono essenziali per pianificare le future missioni spaziali.
Anche la semplice determinazione di un maggior numero di periodi è interessante. Fino ad ora sono stati trovati pochissimi oggetti con periodi inferiori alle 2,25 ore (limite al di sotto del quale un oggetto composto da un’aggregazione di corpi si sfascia). Questo significa che la maggior parte degli asteroidi, anche piccoli, sono formati dall’aggregazione di corpi indipendenti e non da blocchi unici. Una maggiore statistica sui periodi permetterebbe di determinare la dimensione fisica al di sotto della quale si ha la transizione dall’asteroide composto a quello monolitico.
Riepilogo dei link utili per l'osservazione dei NEO