Agli inizi del secolo si pensava che una buona percentuale dei bolidi sporadici (cioè non appartenenti a nessun sciame meteorico) provenissero dallo spazio interstellare. Infatti molto spesso dai calcoli risultava che la velocità eliocentrica del meteoroide causa del bolide aveva un valore superiore alla velocità di fuga dal Sole alla distanza di 1UA (Vf=42.1 Km/s) e ciò indica che l'orbita è aperta e non chiusa.
Attualmente l'opinione corrente è che i bolidi iperbolici siano molto rari. Quello della origine interstellare dei bolidi (e delle meteore in generale) è un vecchio problema che fu dibattuto a lungo. Può essere istruttivo ripercorrerne le tappe principali [1].
Perchè è così difficile stabilire il carattere iperbolico dell'orbita di un meteoroide? È ben noto che il Sole si muove nello spazio alla velocità di circa 20 Km/s rispetto alle stelle vicine nella direzione della costellazione di Ercole. Il punto della sfera celeste verso cui si muove è detto "apice solare" e si trova alle coordinate equatoriali AR=1 h, Dec=+30 °.
Un corpo che viaggia nello spazio interstellare nei paraggi del Sole molto probabilmente avrà una velocità relativa di quest'ordine di grandezza. Tenendo conto dell'attrazione solare, quando il corpo si trova in prossimità della Terra la sua velocità eliocentrica risulta di 46.6 Km/s. Questo valore è purtroppo di poco superiore (11%) alla velocità di fuga di 42.1 Km/s. Quindi basta una incertezza del 10% sulla velocità eliocentrica per essere impossibilitati a trarre conclusioni sull'origine della maggior parte dei bolidi.
Nel 1925 fu pubblicato il catalogo di bolidi di Nissel-Hoffmeister (NH), contenente dati su 611 meteore [2]. Il 79% risultava avere velocità iperbolica. Nel 1928 W.J.Fisher sostenne che le velocità dei bolidi del catalogo di NH erano sovrastimate [3]. A sostegno della sua tesi confrontò le velocità delle meteore di sciami di orbita nota con quelle ricavate da osservazioni visuali e risultò che il 61% delle Leonidi doveva avere un'orbita iperbolica, cosa falsa visto che il periodo è di 33 anni. Ciò indica che le misure visuali tendono a sovrastimare la velocità delle meteore e quindi anche quella dei bolidi. I risultati di Fisher rimisero in discussione quello di NH.
Per cercare di risolvere il problema E.J.Opik condusse delle campagne di osservazione visuali in Arizona usando un nuovo metodo per la stima delle velocità e nel 1934 espose il risultato: il 60% delle meteore sporadiche osservate era dotato di velocità iperbolica [4], [5], [6]. Il risultato fu criticato da vari Autori, sia nel metodo che nelle conclusioni.
Nel 1944 J.G.Porter analizzando 2669 osservazioni britanniche di meteore giunse alla conclusione che la percentuale di velocità iperboliche era trascurabile rispetto all'1% [7]. Giunti a questo punto il disorientamento regnava sovrano, per fortuna cominciarono ad essere utilizzate due nuove tecniche osservative: la fotografia e gli echi radio.
Già dal 1936 F.L.Whipple istituì ad Harvard un programma di fotografia di meteore per mezzo di due camere fotografiche distanti 38 Km e dotate di settore rotante. Whipple era interessato alla precisa determinazione delle orbite delle Tauridi e delle Geminidi ma ottenne risultati anche per le meteore sporadiche: nessuna evidenza per velocità iperboliche [8], [9].
Nel 1950, utilizzando la tecnica degli echi radar, M.Almond, J.G.Davies e A.C.B.Lovell utilizzando la stazione sperimentale di Jodrell Bank conclusero che al massimo solo l'1% delle meteore osservate aveva velocità iperbolica. Il risultato fu confermato nel 1951 da Mc Kinley che usava una tecnica identica: solo lo 0.3% delle meteore era dotato di velocità iperbolica [9].
Nel 1952 si cominciarono a raccogliere i primi risultati di due camere Super Schmidt a grande campo che Whipple aveva installato nel New Mexico come evoluzione dell'esperimento del 1936. In 4 anni furono raccolte 10.000 fotografie di meteore, di cui nessuna dotata di velocità iperbolica [10].
Tirando le somme: al contrario dei risultati di Opik i dati recenti indicano che al massimo solo una piccola percentuale (al di sotto dell'1%) delle meteore sporadiche può avere velocità iperbolica. Molto probabilmente i pochi casi di velocità iperbolica che esistono hanno origine dalle perturbazioni planetarie più che dallo spazio interstellare, infatti puo' succedere che corpi minori del sistema solare come meteoroidi e comete acquistino una velocità tale da uscire nello spazio interstellare, dove il campo gravitazionale del Sole è troppo debole per condizionarne il moto. Tuttavia non sarebbe esatto dire che non ci sono meteoroidi di sicura provenienza interstellare.
Infatti nel 1996 sono state scoperte delle particelle di polvere di provenienza interstellare [11]. Usando tecniche radar è stata dimostrata l'esistenza di particelle di polvere interstellare delle dimensioni di 15-40 micrometri nell'atmosfera terrestre. La velocità geocentrica dei meteoroidi risulta maggiore di 73 Km/s e sono circa il 14% del totale raccolto giornalmente dalla Terra. Il flusso di particelle subisce una variazione annuale che suggerisce la presenza di almeno due sorgenti discrete: una associata con il moto del Sole attorno al centro galattico e l'altra associata con stelle vicine di tipo spettrale A. Si sospetta una terza sorgente di polveri associata con ammassi stellari giovani. Le ricerche sono in corso.