di Gabriele Vanin
Versione del 22 novembre 1999
Non solo stelle
Come era nelle previsioni e come avevo ardentemente sperato, ho coronato il sogno di osservare, in vita, i tre grandi fenomeni che il cielo può offrire ai suoi amanti più fedeli. Dopo le eclissi totali di Sole (quattro), le Grandi Comete (due), finalmente una tempesta meteorica (per ora solo una, ma speriamo la prima di una serie fortunata).
L'idea di recarsi in Sinai per osservare la pioggia delle Leonidi è venuta a Roberto Haver, sulla base di varie considerazioni: probabilità di cielo sereno vicina al 100%, fama di cieli limpidissimi visti dal monte Sinai, grande secchezza dell'atmosfera (umidità relativa dell'ordine del 20%), molto maggiore altezza del radiante al momento previsto del massimo rispetto ai cieli europei. Con lui siamo andati in altri 12. Nonostante il numero la spedizione è stata positiva sotto ogni profilo. Infatti, accanto all'aspetto astronomico, non era da sottovalutare quello prettamente naturalistico, in particolare subacqueo: il Mar Rosso nei pressi di Sharm el Sheikh è un vero scrigno contenente ogni sorta di pesci e coralli multicolori di tutte le dimensioni, con una numerosità e ricchezza inpensabile a priori. I bagni e le immersioni a Ras Nasrani, Ras Umm Sid, Ras Muhammed, Shark Bay, Nahama Bay, con acque limpidissime con visibilità di 30 m, hanno fatto capire con grande chiarezza come questo mare meriti l'appellativo di "più bell'acquario del mondo".
Nel buio, il Gebel Moussa
Otto dei 13 partecipanti hanno vissuto l'avventura dell'ascesa del Sinai per l'osservazione della pioggia. La salita è iniziata, alle 19:30 di mercoledì 17 novembre (tutti i tempi sono dati in ora locale, avanti di un'ora rispetto all'Italia e di due rispetto a Greenwich), dai 1570 m del Monastero di S. Caterina, dove si arriva in auto, ed è proseguita dapprima per una mulattiera ("cammelliera" suonerebbe forse meglio) comoda e poco pendente. La maggior parte delle attrezzature è stata trasportata a spalla dai partecipanti, tranne i tre zaini più pesanti, fra cui il mio da 19 kg contenente, oltre ai vestiti pesanti per la notte, una montatura di un 114 mm motorizzata con relativa batteria, due corpi macchina, un paio di obiettivi e attrezzi vari, che sono stati issati sulla groppa di un cammello noleggiato per l'occasione. La camminata si è sviluppata in un paesaggio da fiaba, con le pendici del Gebel Moussa (Monte di Mosè, dove si ritiene il profeta abbia ricevuto le Tavole della Legge) inondate dalla luce della Luna. Nonostante questo disturbo e la presenza diffusa di veli, si potevano già vedere stelle normalmente visibili dalle nostre parti da siti di media montagna.
Dopo un'ora e mezza di marcia siamo giunti all'erta finale, consistente in 750 gradini intagliati nella roccia. Qui ci siamo concessi una pausa e un tè ristoratore in uno dei quattro o cinque chioschi allestiti per i pellegrini. Da questo punto in avanti abbiamo dovuto procedere in puro stile alpino, per così dire, visto che per i cammelli questo terreno è troppo impervio (le mie spalle ringraziano ancora). Ce la siamo comunque cavata in una quarantina di minuti e prima delle 22 eravamo tutti sulla sommità, a 2285 msm, a 28°32' lat. N e 33°59' di long. E.
Brutte sorprese
Sapevamo già, dalle informazioni prese, che la cima non era molto spaziosa, ma anche che ci dovevano essere sufficienti postazioni con cielo libero almeno al 90% e soprattutto completamente sgombro in direzione del radiante. Invece, purtroppo, le posizioni meglio esposte erano già occupate da persone che ci avevano anticipato e dormivano beatamente in attesa del sorgere del Sole, una specie di rito collettivo che si compie da queste parti e che ha il pessimo vizio di capitare proprio nella stessa direzione da dove viene su la costellazione del Leone. Questo fatto potevamo anche metterlo in conto, e comunque rimaneva ancora dello spazio da occupare in buona posizione. La cosa che non potevamo supporre, e di cui non siamo stati minimamente avvertiti dalle nostre guide, è che la cima soffre di inquinamento luminoso locale! Infatti, incredibilmente, abbiamo trovato che anche sulla sommità ci sono due chioschi forniti di ogni genere di conforto che, al nostro arrivo, hanno acceso due belle paia di luci a gas invitandoci a consumare qualcosa. Per fortuna abbiamo fatto capire che le luci ci davano fastidio e che avremmo potuto approfittare delle merci offerte magari l'indomani mattina, non subito.
Queste operazioni preliminari ci hanno portato via diverso tempo, come anche la sistemazione nel sito prescelto, un declivio roccioso poco inclinato, esposto a est, con quasi tutta la volta celeste libera. Dopo aver montato l'attrezzatura fotografica ci siamo bardati di tutto punto, anche se il freddo non era pungente come avevamo previsto (forse 10-12 °C) e ci siamo sdraiati sulla roccia avvolgendoci nei sacchi a pelo. A quel punto era già mezzanotte passata. Il radiante era già sopra l'orizzonte alle 23:10 ma l'attività meteorica è stata nella prima ora trascurabile, anche a causa della luce lunare e della persistenza di veli negli alti strati.
Con il tramonto della Luna, alle 0:41, sono spariti anche gli ultimi veli e un cielo di una limpidezza incomparabile ha avvolto la cima della montagna. Non sono stati svolti test specifici per la stima della magnitudine limite ma personalmente credo di non aver mai visto cieli complessivamente migliori di questo, nemmeno a 3200 m nelle Dolomiti o a 4600 m sul Monte Rosa. Molte persone mi avevano magnificato il cielo del Sinai ma, sia perché non erano astrofili sia pensando all'altezza non elevatissima, credevo esagerassero. Ora so che non è così.
La mia esperienza mi dice che in queste condizioni la magnitudine limite che riesco a raggiungere è la 6,5, ma so di essere affetto da una notevole miopia notturna e che in media osservatori dalla vista acuta, rispetto a me, vedono stelle almeno di mezza magnitudine più deboli. Credo quindi che tali osservatori, qui, potrebbero percepire tranquillamente stelle di magnitudine 7,2, forse anche 7,5. Probabilmente allo zenit la qualità del cielo non è migliore che in altri siti eccellenti da me sperimentati, ma ciò che sorprende è la limpidezza del cielo anche a basse altezze. Evidentemente il segreto è nella grande secchezza dell'atmosfera, che fa preferire questo sito ad altri più elevati di 1000 o più metri.
Rispetto ai cieli europei, inoltre, è un grande motivo di sorpresa la visibilità di costellazioni quali Orione e il Cane Maggiore ad altezze inusitate. Non c'è dubbio che esse guadagnano assai in spettacolarità, soprattutto la seconda. Già a queste latitudini (e a queste altezze, peraltro), la luce di Sirio appare quasi completamente fissa, di un colore azzurro impressionante, per niente scintillante e multicolore come da noi. Molto suggestiva risulta anche la visione della parte meridionale della Via Lattea invernale, nella Poppa e nelle Vele, con molte stelle brillanti e ammassi stellari sparsi a grappoli.
Fuga per la vittoria
Alle 0:45 comincio a contare, inframmezzando la conta con gli scatti fotografici (pose di tre minuti con fish-eye da 16 mm f/2,8 e pellicola da 3200 ISO). Per la prima ora non succede niente di particolare. Fino alla 1:45 conto 29 Leonidi oltre a 8 sporadiche. Mi riposo un pò, mi sistemo meglio nel sacco a pelo per resistere al freddo che si fa via via sempre più crudo (prima dell'alba si arriverà forse a 8°-9°, molto meglio di quanto temuto). Alle 2 c'è un primo innalzamento dell'attività. In 20 minuti, fino alle 2:20, conto 29 Leonidi più 2 sporadiche. L'attività, complice anche l'innalzamento del radiante, è quindi circa triplicata. Si comincia a respirare il clima delle grandi attese. Ma, purtroppo, un altro imprevisto è in agguato. Solitamente i pellegrini non arrivano sulla cima prima delle 5 ma alle 2:30 appaiono 50 m sotto di noi tre torce dannate. I beduini dei chioschi, come avvoltoi, accendono le luci fiutando l'occasione di un possibile guadagno. Le nostre preci a questo punto non hanno più ascolto, anche perché, più in basso, lungo il sentiero, si scorgono altre luci in avvicinamento.
Non c'è altro da fare, bisogna sgombrare. Portiamo via tutto, proprio mentre l'attività inizia ad aumentare sul serio, sottolineata dalle grida e dai richiami di tutti noi. Ritorniamo sui nostri passi, disperati, con la tentazione di condividere spazi o far sloggiare i dormienti arrivati prima di noi, mettendoli a parte di quanto sta per succedere. Spazi liberi ce ne sono ancora, per carità, ma o risultano troppo angusti o troppo esposti alle luci di chi arriva o dei chioschi sacrileghi.
Alla fine, esasperato, mi sporgo giù dal versante opposto del monte, che sembrava scosceso e inaccessibile. Non è così, anzi si può scendere con relativa facilità e trovare pianori, per quanto stretti, in grado comunque di ospitarci tutti e anche i nostri strumenti. La visuale è abbastanza libera, soprattutto considerando che il radiante è ormai altissimo e siamo fuori della portata di qualsiasi luce che venga sventagliata sulla cima. Ci collochiamo a circa 20 m di dislivello sotto la sommità mentre l'attività continua ad aumentare. Alle 2:40 assistiamo, sbigottiti, al sorgere della luce di Venere quasi per nulla estinta dall'atmosfera e ben presto di un biancore tale da produrre ombre e alle 3:06 riparto, finalmente, per un altro conteggio di 20 minuti: 146 Leonidi, attività quintuplicata!
Poi, succede ciò che solo nei nostri sogni credevamo possibile. Verso le 3:35-3:40 è ormai evidente che si prepara la tempesta tanto attesa e le nostre grida di stupore e meraviglia profanano il buio ovattato della montagna sacra. Non credo vi sia più nessuno che riesce a dormire sul monte di Mosè. Qualcuno prova a scendere verso di noi dalla cima illuminandosi il cammino con la torcia, ma lo ricacciamo indietro con maledizioni e grida altissime.
Le stelle cadenti cominciano a cadere mediamente ogni 5 secondi, poi ogni 4, poi ogni 2, poi partono dal cielo come scoppi improvvisi di due, tre, cinque o sei alla volta, con pause di uno o due secondi fra i burst. Ve ne sono di tutte le luminosità, e probabilmente le più deboli si perdono fra le altre più luminose. Ogni tanto si profila la scia di una meteora di magnitudne 0 o -1 che ci strappa grida ancora più alte. Sono però rari i bolidi, superiori a -3, forse quattro o cinque in tutto. Ma le meteore sono ormai così tante che ci lasciano senza più fiato in gola e dispero di poterle contare. Ma ci provo lo stesso. Fra le 3:45 e le 4:00, in un quarto d'ora, sono 477, quasi 2000 all'ora ma, nell'ultima parte di questo intervallo ne conto 100 in due minuti, quasi una al secondo, 3000 all'ora! (quest'ultimo valore, vista l'estrema limpidezza del cielo, può essere adottato, in linea di massima, e in prima approssimazione, come valore dello ZHR massimo personale).
Durante la conta scatto frenetico a posare il cielo, dapprima in Orione e Cane Maggiore, poi in Poppa e nelle Vele, e becco, fortunato, un bolide di almeno -5. Poi punto, per cinque o sei pose, nel radiante. Ora, alle 4:00, è altissimo a 63° (nello stesso momento è a soli 42° a Feltre), e suggerisco a tutti di guardare proprio lì. Le tracce divergono da quel punto immaginario e si ha proprio l'impressione di andare incontro, nello spazio, a un nugolo di polvere solcato dalla prua della Terra.
Mi pare di essere sdraiato di fronte al cielo che vedo piangere di lacrime di desiderio e di vedere il cielo vedere noi lì, sulla terra, tutto il mondo, come in uno specchio, piangere lacrime diverse e uguali di sete spenta e riconoscenza.
Dopo un pò l'attività cala vistosamente. Dalle 4:15 alle 4:30 conto "solo" 261 meteore. Con grande anticipo sul crepuscolo una vistosissima piramide zodiacale comincia a sbiancare il cielo a oriente. Non ho mai visto un fenomeno simile. Che sia collegato alla tempesta? Già nel 1866 si vide un fenomeno simile e Schiaparelli ipotizzò che fosse prodotto dal fondo di meteore telescopiche.
Alle 4:45 inizia ad albeggiare ma decine e decine di meteore solcano ancora il cielo, con il radiante alla stratosferica altezza di 72°. Appena fa abbastanza chiaro si addensano per quasi tutto il cielo i veli della sera prima che ci hanno incredibilmente risparmiato per l'intera durata dell'osservazione.
Sconvolti dalla gioia, dalla tensione e dalla fatica di una notte insonne, assistiamo a una gloriosa alba con la luce arancio carico del Sole già insostenibile, e con gli occhiali scuri, con solo mezzo disco fuori dell'orizzonte. I veli fanno contorno al fenomeno con colori incredibili e Venere che, pur in mezzo alle nuvole, è facilmente visibile a occhio nudo con il Sole ormai alto. Un'ora dopo, quando le nuvole scompaiono ancora una volta, il cielo prende un colore di un blu intenso difficilmente visto altrove.
Tracciando un veloce e provvisorio consuntivo della spedizione, mi pare che si possano dire quattro cose: