Storia del pianeta X
di Albino Carbognani
Versione del 16 settembre 1997
Dopo la scoperta di
Urano
nel Marzo 1781 e di
Nettuno
nel Settembre 1846, si
pose la questione dell'esistenza di un ulteriore pianeta posto a maggiore
distanza dal Sole e responsabile delle perturbazioni subite dai giganti esterni del Sistema Solare. La "caccia" al fantomatico pianeta X va avanti da più di un secolo senza i risultati sperati. Qui di seguito il riassunto delle tappe principali di questa ricerca.
Per fissare le idee sulle dimensioni del Sistema Solare esterno si pensi che
il raggio dell'orbita di Urano è di 19.18 UA, mentre per Nettuno vale
30.06 UA (1 UA è la distanza media Terra - Sole e vale 149.597.870 km).
Ecco le tappe principali della storia.
- 1877 - D.P. Todd (Washington) dagli scarti sull'orbita di Urano predice la
posizione di un nuovo pianeta. La ricerca intrapresa però non ha successo.
- 1900 - Hans-Emil di Copenhaghen prevede 2 pianeti. Non trovati.
- 1908 - W.H. Pickering di Harward prevede un nuovo pianeta a 52 UA dal Sole.
- 1915 - Percival Lowell di Boston pubblica una memoria con 2 possibili orbite
per il nuovo pianeta.
- 1930 - Clyde Tombaugh scopre Plutone dall'osservatorio "Lowell" a Flagstaff in
Arizona. Il pianeta è a soli 6 gradi dalla posizione prevista da Lowell. Si pensa di avere finalmente trovato il corpo perturbatore delle orbite di Urano e Nettuno.
- 1960 - Ci si rende conto che Plutone ha una massa troppo piccola per perturbare
le orbite di Urano e Nettuno in modo significativo. Riparte la caccia al pianeta perturbatore che viene chiamato X, che sta ad indicare sia un'incognita che il numero 10.
- 1971 - Il californiano J.L. Brady usando i ritorni al perielio della cometa di
Halley predice l'esistenza di un enorme pianeta (100 masse terrestri)
su un'orbita inclinata di 60 gradi sull'eclittica posto a 60 UA dal Sole
e con periodo di 500 anni. La ricerca viene invalidata perchè
nei calcoli non si è tenuto conto dell' "effetto razzo" sul nucleo
della cometa.
- 1973 - D.Rawlins pubblica uno studio delle possibili orbite del pianeta
perturbatore.
- 1977 - Scoperta dell'asteroide Chirone (200 km di diametro) con orbita compresa
fra quelle di Saturno ed Urano.
- 1978 - Si scopre il satellite di Plutone, Caronte. Grazie ad esso si conferma che
la massa di plutone è troppo piccola per essere la causa delle
perturbazioni e viene fissata in 0.002 masse terrestri.
- 1980 - R.L. Duncombe e P.K. Sudelmann dell'osservatorio di Washington
confermano le perturbazioni alle orbite di Urano e Nettuno.
- 1987 - Nuove analisi sulle orbite dei pianeti esterni condotte all'US Naval
Observatory confermano le perturbazioni per il secolo scorso (1800) e
fino all'inizio del nostro. Poi più niente. Si ipotizza quindi
un pianeta su un'orbita eccentrica e alta inclinazione sull'eclittica
con periodo compreso fra 700 e 1000 anni. Robert Harrington, ricercatore
presso l'osservatorio, non riesce però ad individuarlo nonostante
si dedichi da anni al calcolo della posizione del nuovo pianeta.
- 1989 - L'affinamento dei parametri orbitali di Nettuno, grazie al Voyager II,
mostra che l'orbita è quasi indenne da anomalie.
- 1990 - Gli studi sulle sorgenti infrarosse del satellite IRAS (volato nel 1983)
sono conclusi e non si è scoperto nessun nuovo pianeta. In compenso
sono state trovati migliaia di asteroidi.
- 1992 - Robert Harrington prosegue le sue ricerche senza risultati.
- 1994 - Scoperti i primi 13 oggetti della "fascia di Kuiper" con diametri
dell'ordine di 100 km. i raggi delle orbite si trovano concentrati in
due gruppi: 32-36 e 42-46 UA. La causa è probabilmente la
presenza di Nettuno nelle vicinanze, che ne ha anche impedito il
processo di accrezione in un unico pianeta. Un fenomeno analogo si
è verificato con Giove e la fascia degli asteroidi.
Se poi si pensa che mano a mano che ci si muove alla periferia del
Sistema Solare la materia a disposizione per formare un pianeta diminuisce
sensibilmente, ecco che l'hpotesi del pianeta X perde sempre più
la propria credibilità.
Quanto detto nell'ultimo punto non significa che non possano esistere
realmente altri pianeti. Vuole solo dire che è molto improbabile e che
le perturbazioni gravitazionali potrebbero avere come sorgenti delle
fluttuazioni di densità della fascia di Kuiper.
© Copyright Albino Carbognani (1997)
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