Antares IO

Di Albino Carbognani
Dipartimento di Fisica Università di Parma
Versione del 21 agosto 2000



Introduzione

Qualche anno fa, il settore dei telescopi amatoriali ha subito una piccola "rivoluzione" in seguito all'introduzione sul mercato di strumenti a basso costo prodotti in Cina e Taiwan. Il fenomeno è stato di tipo "trasversale" e ha coinvolto una buona parte dei marchi noti di ditte produttrici e importatrici di materiale astronomico. Purtroppo, al basso costo è seguita in generale anche una scarsa qualità ottica, specie per i rifrattori acromatici il più delle volte inutilizzabili per osservazioni serie a causa delle intollerabili aberrazioni degli obiettivi. Questo è un peccato perché può indurre molti neofiti a cambiare interessi, con un conseguente danno d'immagine dei marchi coinvolti.

In questa recensione parlerò dell'ultimo arrivato nella famiglia dei rifrattori acromatici cinesi, un telescopio del diametro di 15 cm e lunghezza focale di 1200 mm: l'Antares IO.
 
Scheda tecnica Antares IO  
Marca e modello Antares IO
Costruttore Non dichiarato
Configurazione ottica Rifrattore acromatico
Apertura totale 150 mm
Lunghezza focale 1200 mm
Ostruzione (sul diametro) 0
Limite teorico di risoluzione a 555 nm 0.92"
Limite di risoluzione secondo Dawes 0.77"
Limite di risoluzione misurato su stelle doppie 0.78"
Materiale del tubo Alluminio
Lunghezza del tubo (paraluce compreso, focheggiatore rientrato) 128 cm
Diametro e corsa portaoculari 57 mm; 136 mm
Sistema di focheggiatura Pignone e cremagliera
Montatura Equatoriale alla tedesca
Treppiede In alluminio, regolabile da 73 a 121 cm
Peso complessivo dello strumento 22 kg
Accessori a corredo Oculari Plössl da 25 e 10 mm, cercatore 8X50, diagonale a specchio, filtro lunare, cannocchiale polare 6X20.
Importatore PAIM, srl – Firenze
Prezzo 2 958 000

Montaggio

Lo strumento è consegnato in due imballi di cartone doppi. Nel primo imballo, più grosso e pesante, trovano posto la montatura equatoriale, il treppiede, i due contrappesi, gli accessori e le chiavi per il montaggio. I vari elementi sono disposti all'interno di scatole più piccole in modo molto ordinato. Nel secondo imballo si trova il tubo ottico con il paraluce e il cercatore. Il tubo è fissato in modo efficiente all'interno dell'imballo, per evitare movimenti bruschi e indesiderati durante il trasporto. Il montaggio dello strumento non presenta difficoltà e si esegue agevolmente in trenta minuti.

Il tubo ottico

Il tubo ottico è in metallo, dipinto di colore nero lucido e discretamente rifinito (meglio della montatura). Con il focheggiatore rientrato, la lunghezza del tubo senza paraluce è di 112 cm, mentre inserendo a pressione il pesante paraluce metallico si arriva a 128 cm. L'obiettivo acromatico, spaziato in aria mediante tre spessori posti a 120° l'uno dall'altro, è alloggiato in una cella metallica fissa, senza viti di collimazione. Il trattamento antiriflesso, che conferisce all'obiettivo una colorazione violacea, è presente su tutte e quattro le superfici ottiche.

All'interno del tubo, dipinto nero opaco, sono visibili tre diaframmi, posti a distanze opportune, per l'eliminazione della radiazione diffusa. Il focheggiatore, a pignone e cremagliera, è piuttosto robusto. Il diametro esterno è di 57 mm e fuoriesce per 13.6 cm. Quest'escursione del tubo di focheggiatura consente di mettere a fuoco senza usare obbligatoriamente il diagonale, come invece accade anche per rifrattori molto più costosi dell'IO. Il focheggiatore è dotato di una vite di regolazione/blocco e può ospitare oculari e accessori di 2" di diametro, mantenuti in sede da due viti di blocco. E' fornito il riduttore, dotato di una vite di serraggio, per oculari e accessori da 31.8 mm. Il tubo da 2" non è filettato, mentre il riduttore sì, sia all'interno sia all'esterno (per gli anelli T2). Lo scorrimento del focheggiatore è dolce e regolare, senza shift dell'immagine nemmeno ad alti ingrandimenti.

Il tubo ottico è fornito di tutti i tappi antipolvere necessari. Quello anteriore, che copre l'obiettivo inserendosi sul paraluce, è doppio: c'è un tappo normale e un altro con un foro centrale di 11 cm di diametro, utile per ridurre l'influenza del cattivo seeing. Inoltre, usato diaframmato, lo strumento da F/8 passa a F/11 riducendo il cromatismo residuo. Il tubo ottico è fissato alla montatura mediante due robusti anelli metallici che consentono sia la rotazione sia lo scorrimento per il bilanciamento. Gli anelli metallici sono filettati nella parte superiore, e uno dei due è dotato di una vite e di un blocco per alloggiarvi la macchina fotografica per foto in parallelo.

Con il paraluce inserito, il bilanciamento lungo l'asse di declinazione avviene quando il focheggiatore è in posizione piuttosto arretrata, il che può portare l'oculare in posizioni scomode, specie per osservazioni allo zenit. A questo problema si può rimediare o applicando un peso supplementare vicino al focheggiatore, oppure allungando quanto più possibile il treppiede, compatibilmente con l'esigenza di stabilità del telescopio.

Un appunto da fare al tubo ottico dell'esemplare provato è la presenza di un truciolo di materiale plastico all'interno, subito dopo l'obiettivo. Durante il test, il truciolo, lungo circa un paio di centimetri, è rimasto sempre applicato alla parete interna del tubo senza causare problemi. In ogni caso questo indica che l'ambiente in cui è stato assemblato lo strumento non è al massimo livello come pulizia. Fra le due lenti dell'obiettivo non sono stati osservati corpi estranei.

La montatura

La montatura che equipaggia l'IO è in alluminio, del peso di 4.8 kg e del tipo equatoriale alla tedesca. La montatura, nota come EQ4, è del tutto simile alla CG-5 della Celestron, clone della Vixen GP. Le rifiniture non sono ai massimi livelli come nella Vixen. Sono presenti i moti micrometrici su corone dentate senza fine in entrambi gli assi, una coppia di viti micrometriche per la regolazione della latitudine, un'altra coppia micrometrica per la regolazione fine dell'azimut, una bolla sferica e il cannocchiale polare 6X20 per facilitare la messa in stazione dello strumento. Va osservato che il cannocchiale polare può essere utilizzato solo quando il tubo ottico è ortogonale all'asse polare, a causa dell'ostacolo costituito dall'asse di declinazione. L'innesto del tubo ottico è a coda di rondine con vite di blocco, è presente anche la vite di sicurezza. I blocchi dei movimenti di AR e Dec si ottengono serrando due robuste levette metalliche.

La montatura può essere motorizzata (il moto orario è un accessorio opzionale) sia in AR sia in Dec. In AR è già presente la copertura di plastica per il motore. In assenza di motori i comandi micrometrici possono essere impartiti sia usando delle manopole corte e robuste che delle manopole più lunghe e flessibili: questa doppia possibilità è comoda durante le osservazioni visuali perché, a causa della lunghezza del tubo, non è sempre facile arrivare ai comandi micrometrici. Montando i motori restano le sole manopole corte. I movimenti micrometrici della montatura sono morbidi e regolari con assenza totale di backlash. L'esemplare testato è stato fornito privo di motori, e pertanto non posso esprimere alcun giudizio sul funzionamento e sulla precisione del moto orario.

Il diametro del cerchio di AR è piuttosto piccolo, solo 59 mm, la distanza fra una tacca (dipinta) e l'altra equivale a 10m. Anche il cerchio di Dec è molto piccolo: il diametro è di 62 mm e la distanza fra due tacche (incise stavolta) è pari a 2°. Gli indici dei cerchi graduati non sono molto raffinati ma entrambi sono dotati di nonio (spartani per la verità) che possono aiutare nella lettura. Il cerchio di Dec non è solidale con il relativo asse e durante l'operazione di puntamento bisogna stare attenti che non smetta di ruotare, per il cerchio di AR c'è una vite di blocco. In ogni caso i cerchi sono sufficienti per portare, in pieno giorno Venere, e di notte corpi celesti di cui si conoscano le coordinate equatoriali, nel campo del cercatore. Nella scala delle latitudini la distanza fra un'incisione e l'altra è di due gradi, sufficiente per allineare approssimativamente l'asse polare e raffinare successivamente utilizzando il cannocchiale polare.

I contrappesi forniti con la montatura sono due, entrambi di 5 kg di peso, ma per il solo uso visuale il telescopio può essere bilanciato con uno solo, portandolo all'estremità della barra apposita. Va notato che la barra del contrappeso tende facilmente a rigarsi quando si fanno scorrere i pesi durante l'operazione di bilanciamento. Il secondo contrappeso può essere utilizzato per bilanciare pesanti accessori come un eventuale telescopio di guida. In ogni caso entrambi i contrappesi sono sostenuti senza problemi dalla montatura.

L'unico inconveniente serio di questa montatura è l'instabilità: per reggere un tubo ottico lungo e pesante (7 kg) come quello dell'IO è chiaramente sottodimensionata e, infatti, le oscillazioni si smorzano in ben 9 secondi. Riesce a svolgere discretamente il proprio compito solo per uso visuale e a ingrandimenti moderati. Per uso fotografico o ad alto ingrandimento bisogna trattenere il respiro o sperare che non spiri la brezza. Per sfruttare a fondo le potenzialità dell'ottica è senz'altro indispensabile una montatura più massiccia. Comunque l'EQ4 è più robusta e i moti sono più fluidi di montature di classe analoga come la Meade LXD500/B.

Il treppiede

Il treppiede dell'IO, come una buona parte dei modelli economici in commercio, è in alluminio e consente di variare l'altezza della base della montatura da 73 a 121 cm dal suolo. Purtroppo i puntali sono in plastica dura e non in metallo come sarebbe preferibile dato il peso dello strumento. Non sono state osservate flessioni del treppiede, grazie all'efficiente sistema di incastro fra le parti scorrevoli (che purtroppo non è lo stesso per altri treppiedi in commercio). La stabilità del treppiede è sufficiente, però non sarebbe una cattiva idea fornire come optional un robusto sostegno a colonna più adatto, anche se meno trasportabile, per uno strumento come l'IO. Il treppiede è fornito di un bel ripiano porta accessori metallico (ma i raccordi alle gambe del treppiede sono in plastica), dotato di bordo rialzato ma privo di fori per ospitare gli oculari.

Test di smorzamento delle vibrazioni

Il test di smorzamento delle vibrazioni è stato fatto imprimendo piccole vibrazioni all'estremità del tubo in cui si trova il portaoculari e misurando il tempo di smorzamento osservando le oscillazioni del bordo lunare a medio ingrandimento. Il test è stato condotto con il treppiede su un pavimento di marmo e con un'altezza della base della montatura di 90 cm dal suolo. Il risultato è che il tempo di smorzamento medio è di 9± 1 secondi, non molto buono. Un valore buono poteva essere considerato 2-3 secondi. Questo risultato non entusiasmante è dovuto al fatto che il tubo è molto lungo e i momenti torcenti impressi agli assi sono troppo elevati perché la montatura possa smorzare le oscillazioni in tempi brevi. Il problema delle vibrazioni si presenta in modo evidente alla presenza di brezza: per osservazioni all'aperto è bene proteggere quanto più possibile il telescopio dal vento. Un membro dello staff tecnico, Plinio Camaiti, ha verificato di persona che montando il rifrattore in prova su un treppiede Baader AHT, la tendenza al movimento torcente della montatura è stata totalmente eliminata e il tempo di smorzamento delle vibrazioni è sceso a 4 secondi.

Accessori a corredo

A corredo dell'IO sono forniti due buoni oculari Plössl con focali 25 e 10 mm (48X e 120X), con diametro del barilotto (filettato internamente) di 31.8 mm, un diagonale a specchio per agevolare l'osservazione, un filtro lunare verde da avvitare agli oculari, un cannocchiale polare 6X20 e un cercatore 8X50. Oculari, diagonale e cercatore sono dotati di tappi antipolvere. Tutti gli accessori hanno la loro scatola, tranne il filtro lunare che è alloggiato in un sacchettino di plastica con chiusura ermetica.

Il cercatore acromatico, finalmente, non è più il solito 6X30 e questo è già un bel passo avanti. Il campo reale del cercatore è di 6°: i 3° centrali forniscono immagini stellari puntiformi, mentre ai bordi risultano deformate. L'innesto sul tubo ottico è a coda di rondine con vite di blocco. Le regolazioni micrometriche del cercatore sono assicurate (nella parte posteriore) da due viti di plastica più un pignone metallico dotato di molla. Il pignone dotato di molla non si è mostrato sufficientemente robusto da conservare l'allineamento con il principale dopo avere inserito e tolto delicatamente i tappi del cercatore. Il mio consiglio è di sostituire il pignone con una terza vite. Naturalmente avrei preferito il classico sistema di allineamento con sei viti metalliche perché consente una maggiore flessibilità di allineamento e ha una maggiore stabilità. L'oculare del cercatore è dotato di una crociera, abbastanza spessa da essere visibile anche contro il cielo notturno.

L'unico vero difetto del cercatore è che l'oculare non può essere focheggiato perché fisso. Purtroppo questa del cercatore a fuoco fisso è una tendenza che sta prendendo sempre più piede in un gran numero di marche e modelli di telescopi: sarebbe ora di finirla. L'utilizzo dei cercatori a fuoco fisso, se è comprensibile per i telescopi più economici, diventa meno giustificabile per telescopi con prezzi dell'ordine di alcuni milioni come l'IO.

Si può ovviare parzialmente a quest'inconveniente svitando il barilotto dell'obiettivo ma non è certo questa la soluzione adatta a tutti. Ad esempio, chi scrive è miope e per mettere a fuoco con il cercatore dovrebbe avvitare l'obiettivo e non svitarlo! Il risultato è che, senza occhiali, non sono riuscito a mettere a fuoco il cercatore, inoltre anche con gli occhiali il fuoco non è mai perfetto perché la correzione non è totale. Quest'inconveniente può essere sufficiente a vanificare il vantaggio di avere un 8X50 rispetto ad un 6X30 ma focheggiabile (come era quello del mitico "114 mod. Vega" della metà degli anni '80).

Il filtro lunare si è mostrato di buona qualità ed è di grande aiuto nell'eliminare l'abbagliamento dell'occhio durante l'osservazione della Luna nelle fasi prossime al plenilunio. Anche il diagonale a specchio svolge bene il suo compito, non ho osservato aberrazioni di sorta nelle immagini di diffrazione con e senza questo accessorio. Il diametro dei campi di vista reali del 25 e del 10 mm, misurati con il metodo dei transiti stellari, sono rispettivamente 63,5'± 0,3' e 23,2'± 0,3' equivalenti a 50,8°± 0,2° e 46,4°± 0.5° di campo apparente.

Manuali

Con il telescopio sono forniti due manuali. Il primo manuale (17 pagine) è sotto forma di fotocopia e dal titolo Istruzioni per l'uso del telescopio Antares IO: spiega come montare lo strumento e impartisce i primi rudimenti per lo stazionamento e la fotografia. Il secondo manuale è di 30 pagine, scritto da W.Ferreri e s'intitola Manuale pratico di osservazione astronomica, si tratta di una breve guida per introdurre i neofiti all'osservazione: Sole, Luna e pianeti sono presentati in modo già soddisfacente per un principiante, mentre altri argomenti (stelle, nebulose e galassie) sono presentati in modo molto sintetico.

Per quanto riguarda il manuale con le istruzioni per l'uso, il testo andrebbe riveduto alle seguenti pagine:

pag.4: Il montaggio del flessibile in AR non è spiegato bene. Va specificato che bisogna togliere un coperchio della custodia del motore di AR per poterlo inserire.

Pag.5: L'oculare da 10 mm è definito come quello di minore potenza, mentre il 25 mm come oculare più potente, casomai è vero il contrario. Inoltre il cercatore è definito come 6X, mentre sono 8X.

Pag.9: Va spiegato meglio l'utilizzo del cannocchiale polare, in particolare della ghiera con i mesi posta all'interno del cerchio di AR.

Pag.10: Nel paragrafo Il luogo dell'osservazione si scrive: <<Quando portate all'aperto il vostro telescopio ricordate che se la temperatura esterna è più fredda di quella interna le ottiche si appannano…>>. Casomai le ottiche si appannano quando si porta all'interno il telescopio, inoltre sarebbe bene sostituire "fredda" con "bassa".

Pag.12: Paragrafo Uso fotografico: <<Il telescopio Callisto può essere utilizzato per applicazioni fotografiche…>>. Qui Callisto va sostituito con IO.

Star Test & Snap Test

Lo star test è un test qualitativo ma è in grado di mettere in evidenza qualsiasi difetto di un'ottica: sotto questo punto di vista è molto più sensibile del test con il reticolo di Ronchi o quello di Foucault. Per eseguire uno star test l'immagine di una stella ad alto ingrandimento va confrontata con quella teorica che darebbe uno strumento otticamente perfetto, qualsiasi discostamento dall'immagine ideale denuncia la presenza di una qualche aberrazione che può essere trascurabile o più o meno grave.

Lo Star Test è stato eseguito in una serata di buon seeing su a Oph (stella di magnitudine 2.1), in transito al meridiano e utilizzando un filtro giallo W12 per eliminare il cromatismo residuo. Portando l'immagine della stella al centro del campo dell'oculare a 240X e mettendo a fuoco era visibile il disco di Airy, rotondo, circondato da due anelli nitidi. Al di fuori degli anelli era percepibile un debole alone di radiazione diffusa. In intrafocale l'immagine di diffrazione mostrava anelli nitidi, rotondi e concentrici: l'ottica è risultata centrata, per fortuna perché l'inclinazione dell'obiettivo non è regolabile. L'intensità luminosa degli anelli aumentava leggermente dall'interno verso l'esterno. In extrafocale gli anelli erano più confusi, si riusciva a distinguere bene solo quello più esterno anche se quelli interni erano comunque visibili. L'intensità della radiazione aumentava leggermente dall'esterno verso l'interno. Diaframmando a 11 cm l'immagine extrafocale guadagnava in nitidezza, mentre l'intrafocale era invariata: le due figure di diffrazione erano praticamente identiche. Da questi risultati segue che l'ottica è leggermente sottocorretta per l'aberrazione sferica ma non in modo tale da pregiudicare il buon funzionamento dello strumento. Assenti l'astigmatismo, errori zonali, rugosità, coma e tensioni.

Buono il risultato dello Snap Test, che consiste (utilizzando un oculare ad alto ingrandimento), nel muovere il focheggiatore avanti e indietro per la ricerca del miglior fuoco: i telescopi di scarsa qualità hanno una posizione di fuoco non univoca, nel caso dell'IO il fuoco si trovava subito senza incertezze.
 
Risultati Star Test
Sferica Sottocorrezione
Astigmatismo Assente
Errori zonali Assente
Rugosità Assente
Coma Assente
Tensioni Assenti

Test su Luna, Sole e pianeti

Il campo d'elezione di un rifrattore sono le osservazioni dei corpi del sistema solare. L'assenza di ostruzione e il tubo chiuso rendono questi strumenti in grado di fornire immagini più contrastate rispetto ai telescopi a specchio e ostruiti.

Il primo corpo celeste su cui si è rivolto il rifrattore è stata la Luna. A 48X (Plössl 25 mm) l'immagine era estremamente nitida, ma anche strumenti scadenti lavorano bene a bassi ingrandimenti: la differenza si vede appena si oltrepassano i 100X. A 120X l'immagine restava nitida e sul bordo lunare era evidente un alone viola-bluastro dovuto allo spettro secondario. Non sono stati osservati altri colori, come il rosso, segno che il cromatismo è ben corretto (nei limiti di un rifrattore acromatico molto aperto come l'IO). L'alone viola-bluastro non intaccava minimamente la nitidezza delle immagini, tanto che è stato possibile osservare il profilo di crateri e montagne al bordo senza nessuna difficoltà. Diaframmando a 11 cm lo strumento diventa un F/11 e a 120X l'alone bluastro tende a sparire o comunque ad essere meno evidente rispetto all'osservazione a tutta apertura. L'alone bluastro è visibile anche attorno alle stelle fino alla magnitudine 3.5, per stelle più deboli non è più percepibile dall'occhio. La protezione dei diaframmi dalla radiazione diffusa si è dimostrata efficace: osservando il terminatore lunare dalla parte dell'emisfero in ombra non si notano riflessioni parassite, una proprietà che si rivela molto utile nell'osservazione degli impatti lunari.

Nelle sere dell'8 e del 9 luglio, con la Luna a cavallo del primo quarto, ho confrontato le immagini lunari dell'IO con quelle fornite da altri due telescopi: un riflettore Newton 20 cm F/6 (Starfinder Meade, Made in USA) e un rifrattore acromatico di 102 mm di diametro, F/9 sempre Meade ma Made in Taiwan.

Usando lo stesso oculare sull'IO e sul Newton, complice un seeing non proprio ottimale (ma quando lo è per un 20 cm?), il rifrattore mostrava gli stessi dettagli del 20 cm ma con il vantaggio di presentare immagini meno agitate e più incise. Nonostante il seeing il 150 mm ha sopportato bene i 360X (Plössl 6.7 mm+Barlow) e anche i 480X (Plössl 5 mm+Barlow), con immagini ancora degne di essere osservate: luminose e nitide. Fra 480X e 360X non sono apparsi nuovi dettagli. Ad alti ingrandimenti gli unici problemi sono stati dati dalla montatura poco stabile che rende difficile focheggiare con cura. Per confrontare il 150 mm e il 102 mm ho diaframmato il primo a 110 mm, in modo da ridurre il divario di apertura. Le immagini lunari fornite dai due strumenti, a parte la sottile differenza di cromatismo, sono state nettamente a favore dell'IO con immagini nitide e incise rispetto a quelle impastate e scadenti del rifrattore Meade (quest'ultimo non ha superato nemmeno lo snap test). Osservando la Luna nei giorni successivi sono arrivato a risolvere craterini lunari di 1.2" di diametro, pari a 2,2 km. Mappe alla mano sono risultati visibili tutti i dettagli riportati nell'atlante lunare del Rükl.

Per l'osservazione solare ho diaframmato l'obiettivo a 11 cm ed utilizzato un filtro solare autocostruito in "Astrosolar". A 48X il bordo solare era lievemente azzurrato, anche se nitido. Nei momenti di maggiore calma atmosferica, a 120X, l'IO forniva immagini molto nitide delle macchie solari, mostrando strutture nella penombra di quelle maggiori. A 240X l'immagine era troppo scura per permettere una proficua osservazione. Il colore nero dello strumento facilita il riscaldamento da parte della radiazione solare, ma non sono state registrate variazioni significative nella qualità delle immagini nonostante un'osservazione solare prolungata durata oltre 6 ore.

E ora passiamo alle osservazioni planetarie. Sono stati tre i pianeti osservati con l'IO: Venere (osservazione diurna), Giove e Saturno (osservazioni mattutine). La mattina del 9 luglio il cielo era perfettamente blu e per rintracciare Venere in cielo ho utilizzato i cerchi graduati della montatura equatoriale, impostando le differenze di coordinate con il Sole: il pianeta era ben visibile nel campo del cercatore. In quel momento il pianeta si trovava a circa 7° dal Sole e sottendeva un diametro di 10". A 120X il bordo di Venere era ben definito con solo un accenno di alone bluastro molto sottile, mentre a 240X e con un filtro W80A nessun dettaglio era evidente, al più qualche vaga ombra.

Più sofferte le osservazioni di Giove e Saturno, non tanto per la levataccia mattutina, ma perché nel periodo di prova non è stato possibile osservarli a grandi altezze sull'orizzonte, con conseguente degradazione delle immagini a causa del seeing. In ogni caso nei primi giorni di agosto si è potuto osservare i pianeti a 180X e con seeing oscillante fra III e IV nella scala di Antoniadi. Gli anelli di Saturno, ben evidenti, erano circondati da un lieve bordo violetto e tutto il pianeta era circondato da un leggerissimo alone bluastro. Nei momenti di calma atmosferica l'immagine era molto nitida, ben visibile la zona equatoriale più chiara, la SEB, la divisione di Cassini, l'anello B più luminoso dell'anello A, l'anello C sul disco e l'ombra di Saturno sugli anelli. Anche il bordo di Giove era violetto, mentre il pianeta era immerso in un evidente alone bluastro, di spessore stimabile in 10". Tutti gli aloni viola e blu spariscono se si usa un filtro giallo come il W12. Nonostante il seeing sul disco di Giove erano visibili la NTB, la NTrZ, la NEB (di colore rossastro e con qualche pennacchio), l'EZ (di aspetto intricato e piena di sfumature), la SEB (grigiastra e sottile) e la STrZ (bianca). Osservazioni condotte in giorni successivi hanno permesso di osservare la Macchia Rossa in transito sul meridiano centrale, erano evidenti differenze di tonalità fra parti diverse di MR.

Nel complesso le immagini erano piuttosto dettagliate, nei limiti concessi dal seeing, e si sarebbe certamente potuto osservare di più in condizioni migliori. Questo rifrattore ha mostrato di essere utilizzabile in campo planetario, nonostante il cromatismo che non disturba più di tanto ma con qualche eccezione.

Infatti l'unico problema del cromatismo residuo dell'IO è quello di conferire un colore bluastro alle regioni attorno ai crateri più luminosi della superficie lunare in prossimità del plenilunio come Tycho e Aristarchus. In particolare l'effetto su Aristarchus è talmente convincente che non è difficile scambiare la colorazione bluastra che circonda il cratere per un TLP (Transient Lunar Phenomena). Questo effetto è stato osservato per la prima volta il 22 luglio, l'osservazione è stata ripetuta con analoghi risultati il giorno 13 agosto e seguenti. Il 13 agosto l'osservazione parallela compiuta con il Newton ha permesso di stabilire senza ombra di dubbio la natura spuria dell'alone blu attorno ad Aristarchus. L'alone blu persiste anche diaframmando il rifrattore a 11 cm. Quindi, se osservate la Luna con questo rifrattore, attenzione "all'effetto Aristarchus".

Stelle doppie

Il test sulle stelle doppie è meno sensibile dello star test per avere indicazioni sui difetti dell'ottica, comunque è ugualmente importante per capire se lo strumento può raggiungere il limite teorico di risoluzione. Uno strumento che non riesca a superare il test sulle stelle doppie non è nemmeno da prendere in considerazione come telescopio.

Per il test ho atteso una serata di seeing discreto ed utilizzato oculari Plössl di corta focale più una Barlow apocromatica Meade 2X. Per le stelle esaminate vedi tabella. Ho iniziato con una coppia relativamente larga, anche se la differenza di magnitudini delle componenti la rende difficile per rifrattori di 60 mm di apertura. A 240X (Plössl 5 mm), il rifrattore mostrava e Boo perfettamente risolta nelle due componenti con gli anelli di diffrazione ben evidenti. Ugualmente spettacolare la l Oph: la duplicità era percepibile già a 120X (immagine di diffrazione allungata), mentre era evidente a 240 e 480X (Plössl 5 mm+Barlow), con le componenti ben separate. Lo spazio fra i due dischi di Airy era scuro, senza luce diffusa, percepibile al di fuori degli anelli di diffrazione. Sono passato a doppie più strette, con separazione paragonabile al potere risolutivo teorico dell'obiettivo. A 480X la z Boo era risolta, visibile la separazione fra i dischi di diffrazione. La separazione non era riuscita la sera precedente in cui il seeing era peggiore, la doppia era mostrata solo allungata. Incoraggiato dal buon risultato ho puntato la h CrB, più stretta di 0.02": in questo caso i due dischi di Airy erano a contatto, tuttavia la duplicità era evidente per la caratteristica forma a 8, e non semplicemente allungata, della figura di diffrazione.

In conclusione, il potere risolutivo testato dello strumento (0.78"), si attesta sui valori previsti dalla formula di Dawes (0.77") e ben al di sotto del limite teorico di 0.92" a 555 nm. Con questi risultati il test sulle doppie è da considerarsi soddisfacente.
 
Prova su stelle doppie
Stella M1 m2 r (") Ingrandimenti Note
e Boo 2.5 4.9 2.80 240X Facile
l Oph 4.2 5.3 1.50 240-480X Facile
z Boo 4.5 4.6 0.80 480X Risolta
h CrB 5.6 5.9 0.78 480X Risolta

Deep Sky

L'osservazione di oggetti nebulari non è fatta per testare le qualità di un'ottica, ma per farsi un'idea di quello che lo strumento può mostrare di soggetti elusivi e a bassa luminosità superficiale. Come regola generale va tenuto presente che, a parità di diametro dell'obiettivo, un rifrattore mostra stelle e dettagli più deboli rispetto ad un riflettore perché la trasmissione della radiazione nel fuoco è superiore.

Approfittando di una serata estiva con cielo buio e trasparente ho provato ad osservare alcuni oggetti deep sky con l'IO. Ho iniziato con l'ammasso aperto M11 nello Scutum, spettacolare a 48X con decine e decine di stelle nel campo dell'oculare e ben risolto a 120 e 240X. Usando i cerchi graduati ho puntato l'Helix nebula (NGC 7293) in Aquarius, la più vicina nebulosa planetaria osservabile dalla Terra. A 48X, complice la bassa altezza sull'orizzonte, la nebulosa era al limite della percezione anche con la visione distolta, però se ne poteva intuire l'aspetto. Più facile l'osservazione di M54, un ammasso globulare compatto in Sagittarius, di magnitudine globale 7.7 e diametro di 2'. L'ammasso, poco conosciuto a causa della sua bassa declinazione, era già visibile come una stella sfuocata nel cercatore 8X50. Nel principale a 48X aveva l'aspetto di una macchia nebulosa informe, mentre a 240X se ne percepiva vagamente l'aspetto granuloso, non male se si pensa che per risolverlo sono necessari strumenti di 30-40 cm di diametro.

Più facili e spettacolari le nebulose M8 (Laguna) e M20 (Trifida): la prima, visibile ad occhio nudo, mostrava l'ammasso aperto associato (NGC6530), la nebulosa oscura e quella in emissione, la seconda (più debole) le caratteristiche striature scure sulla nebulosa ad emissione. Salendo in declinazione ho puntato il rifrattore su M17 (nebulosa Omega). A 48X era ben visibile come una nube allungata, mentre a 120X sono comparse delle disuniformità nel corpo principale della nebulosa ed era visibile la W o il collo del cigno, ben staccata dal fondo cielo. Spostandomi ancora più a nord ho inquadrato M27 in Vulpecula (Dumb-bell nebula). La nebulosa planetaria era già riconoscibile nel cercatore come oggetto non stellare, dal caratteristico aspetto di dischetto. A 48X era percepibile l'aspetto bilobato, che diventava evidente a 120X. A 240X erano percepibili alcune deboli stelline sovrapposte al lobo nord della nebulosa (ma non la stella centrale che è di magnitudine 14). Le stelle più deboli che sono riuscito ad osservare in campi stellari selezionati sono di magnitudine 13,5 a 360X.

Lo strumento ha dimostrato di essere soddisfacente anche per l'osservazione degli oggetti deep sky.
 
  Altri test  
Test Valore Note
Smorzamento vibrazioni 9±1 secondi Eseguito su un pavimento di marmo
Magnitudine limite visuale 13,5 Stima a 360X
Ingrandimento massimo usato 480X Barlow apocromatica 2X + Plössl 5 mm

Conclusioni

Come il lettore avrà già capito nel complesso il rifrattore IO che ho provato si è dimostrato un buon strumento, utilizzabile sia per osservazioni planetarie e di stelle doppie che deep sky. La qualità ottica è indiscutibilmente superiore a quella di alcuni dei suoi fratelli minori da 10 cm di diametro (come gli Antares Venere e gli analoghi Meade), che avevo avuto occasione di provare tempo fa con risultati a dir poco disastrosi.

Certamente la pur robusta montatura equatoriale con cui è fornito l'IO è appena sufficiente per un uso visuale ma con un prezzo di listino inferiore ai tre milioni non si può pretendere più di tanto. Chi lo desidera potrà dotarsi di una montatura più adeguata (e costosa). La cosa importante in questo tipo di strumenti è che l'ottica sia almeno decorosa, altrimenti si rischia di sprecare inutilmente il proprio denaro: un rifrattore difettoso è quanto di peggio possa capitare, bisogna fare rilavorare le quattro superfici dell'obiettivo con conseguente ulteriore esborso di denaro (proprio quello che si voleva evitare). Il criterio di giudicare un telescopio (specie se rifrattore) considerando il rapporto qualità prezzo va applicato con molta cautela: al di sotto di un certo limite qualitativo delle ottiche qualsiasi prezzo è troppo elevato per portarsi a casa un oggetto inutile.

In ogni caso faccio osservare che il buon giudizio sull'ottica si riferisce solo all'esemplare esaminato. Un telescopio non è un normale bene di consumo come un televisore o un frigorifero, ma uno strumento assai complesso e delicato che deve rispettare certi canoni minimi di qualità ottica (superare uno star test ad esempio). Quindi, prima di acquistare rifrattori "Made in China" o "Made in Taiwan" è d'obbligo sottoporli a star test prima dell'acquisto: i fondi di bottiglia sono sempre dietro l'angolo.
 
 


© Copyright Albino Carbognani (2000)
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