e apo 102 mm
Di Albino Carbognani
Versione del 16 agosto 2001
Introduzione
Come è noto l’invenzione del telescopio non ha una data e un luogo univocamente determinati. I primi cannocchiali cominciarono ad essere utilizzati in Olanda dal 1608. Sicuramente uno dei primi costruttori fu Jan Lippershey, un occhialaio del Middelbourg. Galileo venne a conoscenza della nuova invenzione presumibilmente nel maggio-giugno 1609 con le conseguenze che sono ben note a tutti. Subito dopo l’invenzione del cannocchiale la richiesta più comune era se non si potessero utilizzare entrambi gli occhi invece di uno solo. A quest’esigenza si rispose subito affiancando due cannocchiali: già nel 1608 in Olanda era nato il primo cannocchiale binoculare.
Un discendente di quegli antichi strumenti binoculari sono i binocoli attuali. Tuttavia, un binocolo, pur permettendo la visione con entrambi gli occhi, per lo più ha dei limiti nella qualità ottica, nell’apertura massima raggiungibile e negli ingrandimenti utilizzabili (di solito fissati ad un certo valore). Questi limiti possono essere superati nell’utilizzo di un vero telescopio binoculare, realizzato accoppiando due veri e propri telescopi -un binoscopio appunto- come quelli recentemente introdotti sul mercato italiano.
Il vantaggio di un binoscopio consiste nel permettere osservazioni in alta risoluzione con entrambi gli occhi con conseguente incremento della magnitudine limite e nella capacità di percepire bassi contrasti. In questo test parlerò dei risultati ottenuti provando per qualche settimana, nel periodo maggio-giugno 2001, due dei modelli di binoscopio disponibili sul mercato: il dual achro 80/720 mm e un modello più avanzato, il dual apo 102/920 mm (il primo numero si riferisce all’apertura dell’obiettivo, il secondo alla focale dei tubi ottici di cui è composto il binoscopio).
Il dual achro 80/720 mm
| Scheda tecnica binoculare 80 mm | |
| Modello | Dual achro 80/720 |
| Costruttore | Astromeccanica - Massa |
| Configurazione ottica | Doppio rifrattore acromatico |
| Apertura e focale singolo tubo ottico | 80 mm, 720 mm |
| Apertura singola equivalente | 123 mm |
| Ostruzione (sul diametro) | 0 |
| Limite teorico di risoluzione a 555 nm | 1.7" |
| Limite di risoluzione secondo Dawes | 1.4" |
| Limite di risoluzione su stelle doppie | 2" |
| Lunghezza tubi ottici | 710 mm |
| Larghezza della coppia di tubi ottici | 250 mm |
| Diametro e corsa portaoculari | 31.8 mm, 19 mm |
| Sistema di focheggiatura | Elicoidale |
| Montatura | Altazimutale a forcella |
| Treppiede | In alluminio, regolabile da 90 a 146 cm d’altezza |
| Accessori a corredo | Cercatore 6x30, due oculari Plossl da 25 mm |
| Peso tubi ottici | 5 kg |
| Peso totale dello strumento | 18 kg |
| Prezzo | 3 300 000 lire |
I tubi e i gruppi ottici posteriori
Il binoscopio da 80 mm è composto di due rifrattori acromatici da 80 mm di diametro (F/9), con gli obiettivi spaziati in aria e le celle fisse. I tubi ottici sono quelli del modello Globe 720 della StarNovel. I due telescopi, di produzione cinese, sono uniti meccanicamente da una culla in grado di ospitare contemporaneamente due tubi in parallelo. La culla, nella parte superiore, è dotata di una maniglia per il trasporto mentre nella parte inferiore si trova l’innesto a coda di rondine per montature GP e cloni. I due tubi ottici possono scorrere all’interno della culla.
La possibilità di regolare il parallelismo degli assi ottici è affidata ai comandi meccanici di cui sono dotati i due gruppi ottici posti in fondo ai tubi: è questo il "cuore" dello strumento. Ogni gruppo, realizzato in metallo, è composto di tre specchi piani, il cui compito è deviare la radiazione proveniente dagli obiettivi nei due oculari. Gli specchi, per dispositivi di qualità media, sono preferibili ai prismi perché deteriorano in misura minore la qualità delle immagini. Gli oculari hanno i loro assi ottici ortogonali a quelli degli obiettivi, quindi la posizione dell’osservatore è la stessa di quella che si assume usando il diagonale con un comune rifrattore o SC.
Il gruppo ottico di sinistra ha una vite di regolazione che permette lo spostamento dell’immagine corrispondente nella direzione alto-basso, il gruppo di destra ha una vite che permette lo spostamento dell’immagine nella direzione destra-sinistra. Ruotando in senso orario o antiorario le due viti è possibile fondere la coppia d’immagini in una sola, anche ad alti ingrandimenti, e senza dover sforzare i muscoli dell’occhio. Una molla di richiamo assicura l’assenza di giochi fra la vite di registrazione e lo specchio. Sono presenti altre viti per la regolazione ma servono esclusivamente durante la fase di messa a punto da parte del costruttore, per l’utente finale le regolazioni possibili sono quelle descritte. La distanza interpupillare è regolabile su un ampio range di distanze (55-225 mm), grazie alla possibilità di ruotare la parte finale dei gruppi ottici. La messa a fuoco è di tipo elicoidale, indipendente per ogni oculare, l’escursione è di soli 19 mm. Ogni oculare ha la propria vite di blocco.
Per osservare con un binoscopio la procedura è la seguente. Per prima cosa bisogna regolare la distanza interpupillare, poi mettere a fuoco individualmente su ciascun oculare infine, con le apposite viti, fondere le immagini in una sola. Non è conveniente mettere a fuoco dopo la fusione delle immagini perché, l’asse di rotazione e l’asse ottico degli oculari, possono non coincidere esattamente e dare luogo a spostamenti delle immagini stesse. Il numero di riflessioni nei gruppi ottici è dispari e le immagini sono invertite nel senso est-ovest ma sono orientate correttamente nel senso nord-sud.
Ad occhio nudo la percezione della profondità arriva fino ad una distanza di circa 200 m. Utilizzando uno strumento binoculare la percezione della profondità aumenta di un fattore (B/b)·I, dove B è la distanza fra i centri degli obiettivi, b quella degli occhi e I è l’ingrandimento. Per il dual achro 80, B=170 mm, posto b=65 mm e I=200 si trova che la percezione della profondità può arrivare ad una distanza massima di circa 100 km. La percezione della profondità per distanze maggiori (come è quella dei corpi celesti), è di origine psicologica, come quella che si avverte usando lo sdoppiatore binoculare.
La montatura e il treppiede
La montatura su cui ruota la culla è di tipo altazimutale a forcella e realizzata interamente in metallo. I movimenti in altezza e azimut vanno impartiti a mano, sono a frizione (regolabile), e permettono un puntamento facile e veloce dello strumento grazie ai moti fluidi degli assi. I due assi azimutali non sono dotati di cerchi graduati, accessori che potrebbero facilitare il puntamento di astri non visibili ad occhio nudo o nel cercatore. Sulla base della forcella sono presenti quattro fori da 31.8 mm per alloggiarvi due coppie di oculari. La forcella è molto robusta e potenzialmente in grado di sorreggere un peso molto maggiore di quello che deve sopportare.
Il treppiede è in alluminio ed è anch’esso molto robusto per lo strumento che deve sostenere: su marmo e a 100X le oscillazioni dell’immagine si smorzano in soli 2 secondi. L’altezza della base del treppiede è variabile da 90 a 146 cm e le gambe non sono soggette a flessioni. Alla massima altezza è possibile osservare oggetti allo zenit senza dover piegare la schiena. Ogni gamba ha una leva a "L" che permette un rapido bloccaggio/sbloccaggio con riposizionamento all’altezza voluta, è presente anche un’ulteriore vite per il blocco di sicurezza in modo da evitare scorrimenti accidentali. Le gambe del treppiede sono tenute distanziate da tre aste metalliche, a 120° l’una dall’altra: quando si alza il treppiede per spostare lo strumento le gambe tendono a chiudersi perché le aste ruotano attorno ai loro perni. L’esemplare provato non era dotato del vassoio porta accessori. Ad una gamba è applicata una cinghia per il trasporto, ed è presente un’altra cinghia per legare le tre gambe fra di loro una volta richiuso il treppiede.
Accessori
A corredo del binoscopio da 80 mm viene fornito un comune cercatore acromatico 6X30 a fuoco fisso, dotato di 6 viti di regolazione e montato sul telescopio di sinistra. Oltre al cercatore vengono dati un paio di oculari Plössl da 25 mm di focale, uno per ogni tubo ottico. Starà poi all’osservatore ampliare il parco oculari e accessori vari, tenendo presente che ora gli acquisti vanno in coppia.
Il dual apo 102/920 mm
Una parte della descrizione del dual achro 80, quella riguardante la
culla e i gruppi ottici posteriori, vale anche per il dual apo 102 e quindi
non sarà ripetuta.
| Scheda tecnica binoculare 102 mm | |
| Modello | Dual apo 102/920 |
| Costruttore | Astromeccanica - Massa |
| Configurazione ottica | Doppio rifrattore apocromatico |
| Apertura e focale singolo tubo ottico | 102 mm, 920 mm |
| Apertura singola equivalente | 151 mm |
| Ostruzione (sul diametro) | 0 |
| Limite teorico di risoluzione a 555 nm | 1.4" |
| Limite di risoluzione secondo Dawes | 1.13" |
| Limite di risoluzione su stelle doppie | 1.3" |
| Lunghezza tubi ottici | 920 mm |
| Larghezza della coppia di tubi ottici | 340 mm |
| Diametro e corsa portaoculari | 31.8 mm, 20 mm |
| Sistema di focheggiatura | Elicoidale |
| Montatura | Altazimutale a forcella |
| Colonna | Metallica, f =15 cm, regolabile da 93 a 128 cm di altezza |
| Accessori a corredo | Cercatore 10x50 focheggiabile, due oculari Plossl da 25 mm |
| Peso tubi ottici | 10 kg |
| Peso totale dello strumento | 37 kg |
| Prezzo | 13 500 000 lire |
I tubi e i gruppi ottici
Il dual apo 102/920 è composto di due tubi ottici Vixen FL102 S con obiettivo apocromatico alla fluorite, la cella è regolabile dalle classiche 3 coppie di 2 viti. I gruppi ottici posteriori sono identici a quelli del modello dual achro 80/720. Con l’utilizzo dell’oculare Celestron Microguide 12.5 mm ho verificato che a 150X (12.5 mm + Barlow 2X), la scala delle immagini fosse la stessa per i due tubi ottici. Questa è una verifica importante perché una piccola differenza di lunghezza focale può portare a dover fondere immagini a diverso ingrandimento, con conseguente difficoltà per gli occhi.
Lo stesso test non è stato possibile con il dual achro 80/720 perché, la limitata escursione del focheggiatore, non ha permesso di raggiungere il fuoco nemmeno utilizzando una Barlow 2X corta. Così come per il modello entry-level, anche qui l’escursione del focheggiatore elicoidale è di 20 mm, il che ha impedito l’utilizzo del Microguide senza Barlow. Peccato, perché utilizzando un Microguide e un altro oculare di pari focale si può ottenere uno strumento in grado di compiere misure su stelle doppie, macchie solari, fasi planetarie e così via.
Per il dual apo 102 si ha B=238 mm, assumendo sempre b=65 mm ma con I=300, si trova che la percezione della profondità può arrivare ad una distanza di circa 200 km.
La montatura e la colonna
La montatura, come nel binoscopio da 80 mm, è altazimutale a forcella, realizzata interamente in metallo, e ancorata alla colonna di sostegno tramite un perno centrale. Anche qui non sono presenti i cerchi graduati ma nell’esemplare esaminato era montato lo Stellar Guide, un sistema di puntamento computerizzato passivo. I moti in azimut e altezza, da compiersi a mano, sono fluidi e a frizione regolabile: risulta agevole spostare a mano i tubi ottici anche ad alti ingrandimenti. Sulla base della forcella sono presenti i soliti quattro fori per gli oculari.
La colonna metallica, del diametro esterno di 15 cm, poggia su tre razze a 120° l’una dall’altra. I punti di appoggio sono costituiti da tre viti con i piedini di gomma. Nell’esemplare provato non erano presenti rotelle per facilitare gli spostamenti o vassoi porta accessori. Ruotando una manovella posta in prossimità delle razze l’altezza della colonna è regolabile da 93 a 128 cm. Due viti di blocco assicurano l’assenza di vibrazioni fra i due tubi scorrevoli l’uno dentro l’altro. Nella parte superiore della colonna è presente una maniglia per facilitare il trasporto. A 115X il tempo di smorzamento delle vibrazioni su terreno compatto è compreso fra 1 e 2 secondi, lo strumento regge bene anche il vento teso. Due delle tre razze che sostengono la colonna sono facilmente smontabili consentendo una drastica diminuzione degli ingombri.
Accessori
A corredo del dual apo 102 viene fornito un cercatore acromatico 10X50 dotato di diagonale e di un bellissimo reticolo graduato per il puntamento. Chiamarlo cercatore è riduttivo, in realtà si tratta di un vero e proprio piccolo telescopio con tanto di focheggiatore elicoidale e oculare da 25 mm di focale rimuovibile. L’innesto del cercatore sul tubo di sinistra è a coda di rondine e l’allineamento con il principale si ottiene agendo sulle 4 viti di regolazione poste sul retro del diagonale. Questo sistema è molto più veloce e stabile delle classiche sei viti che agiscono sul corpo del cercatore. Come oculari viene fornita una coppia di Plössl da 25 mm.
La magnitudine limite
Il test sulle magnitudini si è rivelato molto istruttivo. Scopo
del test era stabilire il guadagno in magnitudini che si ottiene passando
dall’osservazione mono a quella binoculare. Il test è stato ripetuto,
in condizioni di cielo estremamente limpido con magnitudine limite allo
zenit pari a +6, su due campi stellari diversi ben alti sull’orizzonte
in prossimità di Mizar e g Her. Le magnitudini
visuali delle stelle di confronto sono state prese dal GSC.
| Magnitudini limite | ||
| Dual achro 80 | Dual apo 102 | |
| Ingrandimento | 29X | 37X |
| mlimite (1 occhio) | +11.2 | +11.4 |
| mteorica (1 occhio) | +11.3 | +11.8 |
| mlimite (2 occhi) | +12.2 | +12.7 |
| Diametro equivalente (mm) | 123 | 151 |
| Guadagno in magnitudini | +1 | +1.3 |
La formula utilizzata per il calcolo della magnitudine limite teorica per un solo tubo ottico è quella classica:
dove D è il diametro dell’obiettivo in cm. Il diametro equivalente del binoscopio si ottiene invertendo la formula precedente. Come si vede dalla tabella un binoscopio è, grosso modo, equivalente ad un telescopio tradizionale ma con un diametro maggiore del 50% rispetto a quello dei suoi tubi ottici. Questo risultato è dovuto all’operazione di integrazione delle immagini da parte del cervello.
Star test
Lo star test è stato condotto su a Boo e a Aql in due occasioni diverse, con la stella al centro del campo di oculari ad alto ingrandimento. Tutti gli obiettivi sono risultati centrati. Nel dual achro 80 lo star test è stato fatto interponendo un filtro giallo W12, per la soppressione dello spettro secondario.
In entrambi i tubi ottici dell’80 mm il disco di Airy, in intra ed extra focale, era di forma ellittica con gli assi maggiori a 90° l’uno dall’altro denunciando la presenza di astigmatismo. Gli anelli però si sono mostrati abbastanza nitidi. Con la stella a fuoco il telescopio di destra, invece degli anelli secondari, mostrava spikes (raggi di luce) agli angoli di posizione da 90° a 180°, mentre il telescopio di sinistra esibiva la classica croce.
Nel 102 mm gli anelli di diffrazione erano perfettamente circolari,
con immagini praticamente identiche sia in intra sia in extra focale.
| Risultati Star Test | ||
| Dual achro 80/720l achro 80 | Dual apo 102/920 | |
| Sferica | Assente | Assente |
| Astigmatismo | Presente | Assente |
| Errori zonali | Assente | Assente |
| Rugosità | Assente | Assente |
| Coma | Assente | Assente |
| Tensioni | Assente | Assente |
| Cromatismo | Nei limiti fisiologici | Assente |
L’astigmatismo del dual achro 80 mm ha penalizzato i risultati del test sulla risoluzione delle stelle doppie.
Test di risoluzione sulle stelle doppie
Con il dual achro 80 mm la e Lyr mostrava
luce diffusa fra le componenti, la coppia più larga era risolta
mentre quella più stretta era al limite. Il test è andato
molto meglio per il dual apo 102. Qui le immagini di diffrazione erano
da manuale e le componenti della quadrupla della Lyra ben separate. Risolta
anche la l Oph e la 20 Dra, senza luce diffusa
fra i due dischi di Airy.
| Prova su stelle doppie | ||||||
| Stella | m1 | m2 | r (") | Ingrandimenti | Note | |
| Dual achro 80 | e1 Lyr | 5.0 | 5.1 | 2.6 | 240X | Risolta |
| e2 Lyr | 5.2 | 5.5 | 2.3 | 240X | Al limite | |
| Dual apo 102 | e2 Lyr | 5.2 | 5.5 | 2.3 | 306X | Risolta |
| l Oph | 4.2 | 5.3 | 1.5 | 306X | Risolta | |
| 20 Dra | 7.1 | 7.3 | 1.3 | 306X | Risolta | |
Osservazione di Sole, Luna e pianeti
Un campo dove i binoscopi possono dare buoni risultati è senz’altro quello delle osservazioni solari. Per l’osservazione del Sole sono stati utilizzati dei filtri in astrosolar sia per l’80 mm sia per il 102 mm con ottimi risultati per entrambi. Già a bassi ingrandimenti (30-35X) era ben percepibile la granulazione solare. Aumentando a 90-115X diventavano visibili dettagli nella penombra delle macchie maggiori e le regioni più disomogenee e turbolente della fotosfera solare in cui la granulazione perde il suo andamento regolare, tutto questo con un seeing da III a IV nella scala di Antoniadi. Era sufficiente focalizzare lo sguardo su un punto della fotosfera per percepire sempre nuovi dettagli e i pori più piccoli erano facili da individuare. Va osservato che, con due occhi, risulta molto più facile focalizzare l’attenzione sui dettagli dell’immagine e questo facilita la percezione dei particolari più fini. Nel complesso una visione estremamente interessante e con dettagli che nella visione monoculare o sono molto difficili da individuare o sfuggono completamente, come le regioni disomogenee della fotosfera. Inoltre, l’utilizzo dei due occhi, permette di impiegare ingrandimenti maggiori, senza problemi per la luminosità dell’immagine. Ad esempio con il 102 se si utilizzava un solo occhio l’ingrandimento massimo era attorno a 115X, mentre se si usavano entrambi si saliva tranquillamente oltre i 150X. Osservando il Sole con il binoculare la percezione della profondità, quando qualche nube sottile transita davanti all’astro del giorno, conferiva fascino all’immagine: in questi casi si percepisce chiaramente che il Sole si trova al di la della nube.
Nonostante l’astigmatismo del dual achro 80 mm l’immagine del Sole era più dettagliata di quella che si poteva osservare attraverso un rifrattore Antares IO di buona qualità diaframmato a 110 mm (vedi il test su Coelum n.34). Il dettaglio dell’immagine tornava a favore dell’IO solo usando l’80 mm come monoculare. Questo risultato la dice lunga sulla capacità dei due occhi di percepire dettagli a basso contrasto come la granulazione e la struttura della penombra delle macchie solari. Evidentemente le ottiche astigmatiche sono state compensate dai vantaggi della visione binoculare.
Anche l’osservazione della Luna si è mostrata molto interessante, l’effetto stereoscopico era evidente, e l’osservazione dei crateri posti in prossimità del terminatore si è rivelata entusiasmante: si ha quasi l’impressione di trovarsi in orbita attorno al nostro stellite. Va osservato però che i contrasti sulla superficie lunare sono molti maggiori di quelli della fotosfera solare e non si ha quell’esplosione di dettagli in più, rispetto all’osservazione monoculare, che si verifica nell’osservazione del Sole. In ogni caso i dettagli minuti erano sicuramente meglio percepibili con la visione binoculare. Il binoscopio da 80 mm, nonostante l’astigmatismo, a 107X mostrava un bordo lunare abbastanza netto, con un leggero alone blu dovuto all’aberrazione cromatica. Immagini scolpite per il 102. Da quanto ho potuto vedere il binoscopio è ottimo per osservazioni prolungate ad alti ingrandimenti dei crateri, per la caccia a nuovi domi e ai TLP o per il monitoraggio degli impatti dei meteoroidi sulla superficie del nostro satellite. In quest’ultimo caso la visione binoculare può ridurre la possibilità di errore ed evitare un eccessivo affaticamento dell’occhio dell’osservatore.
Nei giorni del test solo Marte era comodamente osservabile, mentre Giove e Saturno erano in congiunzione con il Sole. Purtroppo Marte era basso sull’orizzonte e il seeing è sempre stato piuttosto scarso. Con il binoscopio da 80 mm a 120X (LV 6 mm) erano percepibili le nubi al terminatore e le macchie d’albedo maggiori (ad esempio Mare Syrenum e Syrtis Major), il bordo del pianeta invece non era molto nitido e il telescopio di destra forniva una immagine lievemente meno contrastata di quello di sinistra. L’immagine fornita dall’IO diaframmato a 110 mm presentava qualche dettaglio in più e il bordo del pianeta era più inciso. In ogni caso, passando dalla visione mono a quella binoculare, erano meglio percepibili i dettagli a basso contrasto superficiale confermando quanto già detto nel caso del Sole. Gli stessi risultati si sono avuti con il dual apo 102, con l’immagine lievemente più incisa di quella dell’IO: se il seeing fosse stato migliore certamente si sarebbe potuto ottenere qualcosa di più.
Nell’osservazione ad alti ingrandimenti le frizioni degli assi erano sufficientemente fluide da consentire i movimenti manuali senza problemi. L’unico inconveniente è che bisogna riallineare frequentemente il binoscopio con il corpo celeste che si sta osservando, salvo che non si utilizzi una montature equatoriale. Le osservazioni, in alcuni casi, sono arrivate ad avere durate di 40-50 minuti per verificare l’insorgere di affaticamento ai muscoli degli occhi, cosa che non si è mai verificata grazie al buon lavoro svolto dai gruppi ottici posteriori.
Osservazioni Deep Sky
Utilizzando un binoscopio a bassi ingrandimenti si ha l’equivalente
di un binocolo di ottima qualità.
Per confronto, è stato utilizzato un binocolo Vixen acromatico
25-38-50-75X125 mm, con un campo reale che va da 1.6° a 0.8° passando
da 25 a 75X. Il binocolo era dotato di un cercatore acromatico 10X50 focheggiabile.
Usando gli stessi campi stellari usati per i binoscopi si è stimata
una magnitudine limite di +11.9 a 38X, un valore inferiore a quello dei
due binoscopi usati circa allo stesso ingrandimento. Oltre i 25X il binocolo
forniva immagini più impastate di quelle date dai due binoscopi,
anche dell’80 mm. Queste prestazioni, tutto sommato modeste, sono da imputare
agli obiettivi acromatici con focale troppo corta per lavorare ad un livello
di definizione accettabile.
| Campo reale binoscopi | |||
| Focale oculari | Ingrandimento | Campo reale | |
| Dual achro 80 mm | 25 mm | 29X | 1.6° |
| 16 mm | 45X | 1° | |
| Dual apo 102 mm | 25 mm | 37X | 1.3° |
| 16 mm | 57X | 0.8° |
Come c’era da aspettarsi, nelle osservazioni deep sky i due binoscopi hanno fornito immagini migliori del binocolo Vixen, specie nell’osservazione degli ammassi aperti e globulari dove, a partità d’ingrandimento, le stelle erano molto più puntiformi (specie verso i bordi del campo), con un notevole beneficio per il dettaglio e la spettacolarità dell’immagine.
Notevoli le immagini di M13 e M11 con il binoscopio da 80 mm: il primo di aspetto granuloso già a 45X, il secondo risolto in stelline in un campo stellare molto ricco a 29X. Per entrambi gli ammassi era percepibile l’effetto tridimensionale. Le immagini migliori sono state fornite, scontatamente, dall’apo 102: M4, percepibile come un globo di stelle sospeso nello spazio, M8 con la sua banda di polveri scure e disomogeneità nella nebulosa (l’ammasso aperto associato mostrava lo stesso numero di stelle visibili con il binocolo) e M57 dove la visione con due occhi migliora sensibilmente la percezione del buco centrale della nebulosa, che diventa visibile senza visione distolta. Anche la galassia in Andromeda (M31), era veramente spettacolare, con le galassie satelliti ben riconoscibili dalle stelle di fondo.
Conclusioni
Da quello che è emerso durante lo svolgimento del test, posso affermare che i binoscopi provati si presentano come ottimi strumenti, hanno contemporaneamente i vantaggi dei binocoli e le caratteristiche di un telescopio, robusti e in grado di fornire ottime prestazioni sia nell’osservazione deep sky sia in alta risoluzione. Sono molto adatti per chi si voglia dedicare prevalentemente alle osservazioni visuali e sono ancora perfettamente trasportabili, chiaramente non al livello di un binocolo 7X50 ma non si può pretendere di più. Un’alternativa al binoscopio può essere l’acquisto di una torretta binoculare. Con questo dispositivo il fascio di radiazione ottica proveniente dall’obiettivo del telescopio viene separato in due, permettendo la visione con due occhi. Chiaramente in questo caso, utilizzando un solo tubo ottico, resta solo la percezione psicologica della profondità e anche la quantità di radiazione che giunge al singolo occhio, a parità di apertura, è minore per cui è bene utilizzarlo almeno con strumenti di media grandezza. In ogni caso la magnitudine limite raggiunta da uno sdoppiatore binoculare con un dato telescopio, sarà minore di quella che si ottiene utilizzando un binoscopio con tubi ottici di pari apertura.
Al momento, la gamma dei binoscopi disponibili annovera anche il dual achro 150/1200 (doppietto acromatico spaziato in aria della Columbia Opt.) e il dual Mak 150/1800 (tubi ottici Maksutov-Cassegrain della Intes). Quest’ultimo è, attualmente, lo strumento di punta della serie. Per il futuro è in progetto il dual SC 203/2030.