Rifrattore Meade 102 ACHR/LXD500B

di Albino Carbognani
Versione del 27 marzo 2001


La serie di telescopi Meade LXD 500 è stata introdotta dalla Meade nell'ottobre 1997 e, nelle intenzioni della casa, avrebbero dovuto costituire un "entry level" superiore alla media. All'epoca, questa serie era costituita da tre tubi ottici diversi da accoppiare alla medesima montatura. I tubi ottici comprendevano due rifrattori, un acromatico e un apocromatico, da 102 mm di diametro a F/9, e uno Schmidt-Cassegrain da 203 mm, F/10. Dal febbraio 1998 i tubi ottici disponibili furono portati a cinque, con l'aggiunta di due Newton da 114 e 127 mm di diametro aperti entrambi a F/8. La montatura dei Newton venne contrassegnata con la lettera A, quella degli altri tubi ottici con la lettera B. Questo per distinguere il materiale delle corone dentate dei moti in ascensione retta (AR) e declinazione (Dec), rispettivamente in alluminio e bronzo. Attualmente, nel catalogo ufficiale Meade, sono rimasti solo i due rifrattori e lo Schmidt-Cassegrain.

In quest'articolo riporto i risultati dei test eseguiti su un paio di rifrattori acromatici Meade 102/920 su montatura LXD 500B. I risultati sono stati quasi identici per entrambi gli esemplari quindi, nel seguito, non distinguerò fra un esemplare e l'altro se non è necessario. Questo rifrattore, al momento, non compare più nel listino prezzi dell'importatore italiano ma si può ancora trovare presso i vari rivenditori o sul mercato dell'usato. La LXD 500B invece è una montatura tuttora importata e venduta in Italia. Il prezzo dello strumento, nella tabella delle caratteristiche tecniche, si riferisce a quello ufficiale in vigore al momento dell'acquisto nel luglio 1998. Il rifrattore è consegnato in due imballi, il più grosso e pesante contiene la montatura equatoriale e il treppiede, l'altro il tubo ottico, il cercatore e l'oculare in dotazione. Una volta montato, lo strumento esteticamente si presenta bene con il tipico aspetto compatto dei rifrattori apocromatici. Il peso complessivo è di 21 kg.
 
 
 
CARATTERISTICHE TECNICHE
Modello Meade 102 ACHR
Configurazione ottica Rifrattore acromatico tipo Fraunhofer
Diametro utile dell'obiettivo 102 mm
Lunghezza focale 920 mm
Materiale del tubo ottico Alluminio
Lunghezza del tubo ottico (paraluce inserito) 90 cm
Montatura Equatoriale alla tedesca
Motorizzazione Opzionale sia in AR sia in Dec
Treppiede In alluminio a due sezioni
Diametro del portaoculari 31.8 mm
Collimazione Cella regolabile
Limite teorico di risoluzione a 555 nm 1.17 secondi d'arco
Limite di risoluzione stimato 1.8 secondi d'arco
Accessori in dotazione Plössl 25 mm, diagonale a prisma, cercatore 6X30
Prezzo 2 400 000 lire
Fabbricazione Prodotto a Taiwan
Importatore Focas srl – Firenze

Il tubo ottico

Il tubo ottico è in alluminio, dipinto di colore bianco. Togliendo il paraluce e facendo rientrare il focheggiatore la lunghezza è di soli 81 cm, con il paraluce si arriva a 90 cm. L'obiettivo acromatico è spaziato in aria con i tre classici spessori a 120° l'uno dall'altro. La cella metallica dell'obiettivo, a differenza d'altri telescopi cinesi, è regolabile con tre coppie di viti. Il trattamento antiriflessi è presente su tutte le superfici ottiche. All'interno del tubo, dipinto nero opaco, sono presenti tre diaframmi per l'eliminazione della radiazione diffusa. Il focheggiatore, a pignone e cremagliera, può ospitare oculari del diametro di 31.8 mm ed è dotato di una vite di blocco per accessori pesanti. Purtroppo l'escursione di 14 cm non è sufficiente per mettere a fuoco senza usare il diagonale. Azionando la manopola di messa a fuoco la rotazione non è fluida, a zone di maggiore resistenza si alternano zone di resistenza minore. A fine corsa il tubo del focheggiatore si sposta lateralmente di una quantità apprezzabile ad occhio nudo. Tutti questi elementi indicano una costruzione poco curata. Il tubo ottico è dotato di tappi antipolvere, quello dell'obiettivo però (privo di foro per l'osservazione del Sole), s'inserisce direttamente sulla cella e non sul paraluce e con l'andare del tempo l'obiettivo può perdere l'allineamento. Il tubo ottico si collega alla montatura tramite due robusti anelli metallici che si avvitano sulla testa equatoriale. Gli anelli hanno due fori filettati nella parte superiore per l'inserimento di eventuali accessori.

La montatura

La LXD 500B è una montatura in alluminio di tipo equatoriale alla tedesca. A prima vista sembra abbastanza robusta per le osservazioni con il rifrattore. Questa montatura ha una somiglianza con quella che equipaggiava il Konus Centaur, un buon rifrattore 102/900 in commercio qualche anno fa e ora praticamente introvabile. In realtà quella del Konus era molto più robusta e sofisticata, paragonabile alla Vixen GP-DX, se non migliore. Infatti, nonostante l'apparente solidità, la LXD 500B ha un tempo di smorzamento delle vibrazioni di 20 secondi, circa 10 volte maggiore del valore ideale. Per fortuna il tubo ottico è corto e leggero, con strumenti più pesanti i tempi sono sicuramente destinati ad allungarsi. La montatura è dotata di due cerchi graduati in plastica, del diametro di 86 mm, con le divisioni dipinte sia in AR sia in Dec. L'angolo minimo sul cerchio di declinazione è di 2°, mentre in ascensione retta è di 10 minuti d'arco. In AR è presente un nonio di plastica per tentare di avere una maggiore precisione di lettura. Purtroppo il cerchio di Dec deve essere tarato tutte le volte perché non è fisso e tende a scorrere. Una soluzione consiste nell'incollarlo, o fissarlo con una vite, definitivamente all'asse di Dec. Sono presenti anche una bolla sferica, la regolazione della latitudine da 0° a 90° (con relativa vite di blocco), una coppia di viti a contrasto per il movimento fine in azimut, delle corte e robuste manopole micrometriche su entrambi gli assi e la sede per il cannocchiale polare. L'asse di declinazione è fisicamente interrotto in corrispondenza del cannocchiale polare, un 6x20 con il fuoco regolabile, che così può essere sempre utilizzato, indipendentemente dalla posizione del tubo ottico. La montatura è fornita con due contrappesi, di 3.5 kg ciascuno, ma in assenza d'accessori pesanti ne basta uno solo per equilibrare lo strumento. Utilizzando i movimenti micrometrici il moto non si è rivelato molto fluido e regolare, in AR era presente anche un vistoso backlash che non ho potuto correggere agendo sulle apposite viti di regolazione presenti sui due assi. La LXD 500B è di qualità nettamente inferiore alla CG-5 d'ultima generazione.

Il treppiede

Il treppiede è tutto in alluminio e dotato di un piccolo ripiano portaoggetti con dei fori per l'inserimento degli oculari. Questo tipo di treppiede tende a flettersi sotto il peso dello strumento perché il sistema d'incastro a "V" fra le due parti scorrevoli, è stato realizzato senza tenere in gran considerazione la forza di gravità. Il consiglio è di sostituirlo subito con un treppiede in legno.

Accessori a corredo

Di serie è fornito un diagonale a prisma, un oculare Plössl serie 3000 da 25 mm di focale e il cercatore acromatico, un comune 6x30 dotato di sei viti di regolazione (purtroppo a fuoco fisso). Il cannocchiale polare è un accessorio opzionale e anche i motori. Per chi vuole evitare di utilizzare sempre il diagonale durante le osservazioni è indispensabile la costruzione di una prolunga da inserire nel tubo del focheggiatore perché, come ho già detto e contrariamente a quanto dichiarato esplicitamente a pag. 6 del manuale d'istruzioni in inglese, il tubo di focheggiatura non esce abbastanza da consentire l'utilizzo diretto degli oculari senza usare il diagonale. L'uso del diagonale nell'osservazione planetaria, oltre a rendere difficile il confronto con altri osservatori, degrada lievemente le immagini se non è di ottima qualità, da qui la necessità di non utilizzarlo.

I motori

La LXD 500B può essere motorizzata sia in AR sia in Dec. Una volta inseriti i due motori (identici per i due assi), non è più possibile utilizzare i movimenti micrometrici manuali. La pulsantiera consente di variare la velocità da 2X a 32X quella siderale e c'è la presa per l'autoguida CCD. L'alimentazione dei motori è a pile (12 V) ma, durante la prova, dopo solo 40 minuti si sono completamente scaricate (erano nuove), mentre sul manuale sono dichiarate 40 ore d'utilizzo. È necessario comprarsi un trasformatore 220/12 V per l'alimentazione da rete se si vuole utilizzare il telescopio per più di 40 minuti. L'innesto dei motori non avviene immediatamente e c'è anche un piccolo moto di deriva (sia in AR sia in Dec) quando si cambia la direzione del moto, ben avvertibile anche a bassi ingrandimenti. Il prezzo per la motorizzazione in entrambi gli assi è di 730 000 lire.

Star test, snap test e prova su stelle doppie

Lo star test è stato eseguito su più notti diverse con stelle ben alte sull'orizzonte. Ho utilizzato una prolunga metallica costruita a hoc per mettere a fuoco senza il diagonale e un filtro W12 per eliminare il cromatismo residuo. I due rifrattori Meade hanno mostrato d'avere le ottiche centrate. Purtroppo l'analisi della figura di diffrazione ha mostrato una notevole aberrazione sferica in entrambi gli esemplari. Il secondo esemplare oltre alla sferica presentava un evidente astigmatismo. Inoltre, in entrambi i telescopi, gli anelli di diffrazione non erano molto nitidi e, a fuoco, il disco d'Airy mostrava due vistosi raggi (spikes) posti a 180° l'uno dall'altro. Evidentemente gli obiettivi erano troppo serrati nelle rispettive celle con conseguente deformazione delle superfici ottiche. Nonostante numerosi tentativi non sono riuscito ad allentare la ghiera di fissaggio in modo che l'obiettivo potesse ritornare, almeno parzialmente, alla forma originaria. In sostanza i due rifrattori non hanno superato lo star test. Nemmeno lo snap test è andato bene: ad alti ingrandimenti la posizione di fuoco non è univoca, ma c'è un intervallo di lunghezze in cui la nitidezza delle immagini non varia in modo sensibile. Per quanto riguarda il test sulle stelle doppie basterà dire che i due rifrattori sono a malapena riusciti a sdoppiare la g Virginis, separazione di 1.8" e magnitudini delle componenti pari a 3.5. La separazione era ben evidente con il 114/900 che forniva un'immagine da manuale.
 
STAR TEST  
Sferica Molto evidente
Astigmatismo Presente in un esemplare dei due provati
Errori zonali Assenti
Rugosità Presente
Coma Assente
Cromatica Nei limiti fisiologici
Tensioni Presenti

Test su Sole, Luna e pianeti

Anche i test su Sole, Luna e pianeti si sono mostrati molto deludenti. Le osservazioni sono state condotte in tutte le situazioni di seeing e per parecchio tempo. Per l'osservazione del Sole è stato utilizzato un filtro in astrosolar. Le immagini erano accettabili fino a 70X, dopo i quali seguiva un evidente scadimento qualitativo dell'immagine. Nella penombra delle macchie maggiori non è mai stato possibile scorgere dettagli. Le immagini della Luna, dal punto di vista qualitativo, sono sempre state ben al di sotto di quelle fornite dal Newton 114/900 Konus Vega usato per confronto. Oltre i 100X i crateri mostravano bordi poco contrastati che impedivano l'osservazione dei dettagli alla portata di un obiettivo da 102 mm. Nel complesso la visione era simile a quella che si ottiene osservando attraverso un velo di nubi. Anche sui pianeti i risultati sono stati analoghi. Su Giove erano a malapena visibili le bande principali (con un accenno alla NTB aguzzando la vista), su Saturno era percepibile l'anello ma con la divisione di Cassini molto slavata. Solo diaframmando a 80 mm le immagini sono migliorate qual tanto che basta per non rendere completamente inutile un'osservazione. Nel complesso i dettagli visibili con i due rifrattori da 102 mm sono alla portata di un buon rifrattore da 60 mm.

Conclusioni

Dai risultati su esposti è evidente che i due rifrattori Meade non sono indicati per l'osservazione astronomica. Il consiglio, che non sarà mai ripetuto abbastanza volte, è di fare sempre lo star test prima dell'eventuale acquisto di strumenti di questo tipo. Particolare attenzione va rivolta anche verso la LXD 500B. Se si vuole una montatura economica il consiglio è di orientarsi verso montature come la CG-5 di ultima generazione.


© Copyright Albino Carbognani (2001)
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