Il 30 giugno 1908 fu un giorno diverso dagli altri, sia per l'astronomia che per il nostro pianeta. In una sperduta regione della Siberia centrale, in prossimità del fiume Tunguska, era da poco sorto il Sole, l'aria era tranquilla e si preannunciava una splendida giornata della breve estate siberiana. Nessuno dei radi abitanti della zona poteva sapere che da lì a poco avrebbero assistito a qualcosa di incredibile e che raramente è concesso di vedere ad un uomo nel corso della sua vita. Poco dopo le 7 del mattino locali, "qualcosa" esplose nell'atmosfera terrestre ad una quota di 8 km dal suolo. L'esplosione fu terribile: all'improvviso in cielo si "accese" un nuovo sole, più luminoso di quello appena sorto all'orizzonte, e visibile da 500 km di distanza. Il boato fu fortissimo e fu udito fino a 1.200 km di distanza. Sulla regione sottostante si abbattè un'onda termica seguita da una terribile onda d'urto, entrambe create dal corpo esploso nell'atmosfera.
Gli effetti furono devastanti: 2150 Kmq di foresta siberiana furono abbattuti o sradicati, solo gli alberi al di sotto del centro dell'esplosione restarono in piedi ma completamente carbonizzati. In breve ogni forma di vita superiore fu spazzata via in pochi istanti. Per rendere l'idea dell'ampiezza della devastazione possiamo immaginare cosa succederebbe se una cosa simile accadesse sulla città di Roma. In questo caso l'onda termica distruggerebbe tutto fino a Tivoli, mentre gli effetti dell'onda d'urto si sentirebbero fino a Velletri. Per fortuna la zona era quasi disabitata e i pochi testimoni erano abbastanza lontano da sopravvivere alla catastrofe. Una delle poche testimonianze giunte fino a noi è quella di S.B. Semenov, contadino tunguso che si trovava a 60 km dall'epicentro nel momento dell'esplosione:
<<D'improvviso sentii un gran calore, poco mancò che la
camicia mi si bruciasse sulla schiena. Alzai lo sguardo e vidi un enorme
palla
di fuoco che copriva gran parte del cielo>>
Semenov, istintivamente, chiuse gli occhi e un violento spostamento d'aria lo fece volar via dai gradini della sua isba, sui quali era seduto. Per anni nessun abitante delle regioni limitrofe ebbe il coraggio di avventurarsi nella zona dell'esplosione e su di essa fiorirono incredibili leggende locali.
Solo 19 anni più tardi il geologo russo Leonid A. Kulik (1883-1942) volle vedere se le leggende siberiane avevano un fondamento di verità e organizzò una spedizione nella Siberia centrale: fu il primo uomo a raggiungere la zona dell'esplosione. A mano a mano che si inoltrava nella taigà Kulik si rese conto delle dimensioni dell'immane disastro, vedendo al suolo una quantità incredibile di alberi siberiani. Il geologo Russo pensava che si fosse trattato dell'impatto di un grosso meteorite e si sorprese molto quando non riuscì a trovare nessun cratere nell'epicentro. Questo mistero del "cratere mancante" restò inspiegato per parecchi anni e Kulik lo cercò sempre, anche nelle spedizioni successive alla prima. Le ricerche di Kulik vennero interrotte dalla II guerra mondiale, ma intanto le sue scoperte avevano trovato eco nel mondo scientifico e sui giornali. Il "Times" e il "New York Times" pubblicarono i resoconti delle sue spedizioni. Fu l'inizio di un interesse e d'una curiosità che resta tuttora immutata.
Dopo la II guerra mondiale la zona di Tunguska è stata meta di innumerevoli spedizioni scientifiche internazionali, tutte con l'obiettivo di capire che cosa sia esploso nel cielo di Tunguska quella mattina del 30 giugno 1908. Sono state fatte molte ipotesi, alcune decisamente fantasiose. Nel 1946 lo scrittore siberiano A. Kazantsev avanzò l'ipotesi che l'oggetto esploso nel 1908 fosse un'astronave aliena in fase d'atterraggio sulla Terra. Nel 1973 J. Ryan propose invece l'ipotesi di un micro buco nero proveniente dalle profondità della galassia. In realtà l'ipotesi più probabile è che si trattò di un asteroide roccioso poco compatto (questo spiegherebbe l'esplosione in volo), di circa 60 metri di diametro con una massa di centinaia di migliaia di tonnellate e una velocità in atmosfera di circa 15 km/s. Tuttavia la soluzione definitiva dell'enigma non è ancora stata scritta. Anche l'Italia sta dando il suo contributo per la soluzione definitiva dell'enigma di Tunguska.
Nel luglio del 1991 fu organizzata una prima spedizione dal Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna. I ricercatori Bolognesi raccolsero numerosi campioni di resina dagli alberi sopravvissuti all'esplosione, cercando di vedere se erano rimaste intrappolate piccole particelle del corpo esploso in atmosfera. Nonostante il ritrovamento delle particelle cercate i dati raccolti fino ad ora non sono sufficienti per decidere con sicurezza tra l'ipotesi dell'asteroide o quella (concorrente) della piccola cometa. Quest'anno i Fisici bolognesi, guidati dal Prof. G. Longo, ci riprovano assieme a ricercatori dell'Osservatorio Astronomico di Torino (Prof. M. Di Martino) e del CNR di Bologna (Prof. E. Bonatti), per un totale di 25 persone. I ricercatori italiani saranno supportati da ricercatori dell'università di Tomsk (Russia), guidati dagli accademici N.V. Vasilyev e G.F. Plechanov e dal Prof. G.V. Andreev. La spedizione è stata resa possibile grazie al sostegno finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
La partenza della spedizione scientifica "Tunguska99" è prevista per il 14 luglio 1999 dall'aeroporto di Forlì. Un Iljuschin Il-20 decollerà da Mosca alla volta di Forlì il giorno 13 luglio per caricare l'equipaggiamento della spedizione nella seconda parte della giornata. La partenza per Mosca-Krasnoyarsk avverrà il 14 luglio alle ore 10 del mattino (ora locale). La durata della spedizione è di due settimane. Il programma dei ricercatori italiani sarà particolarmente intenso. Per aumentare il numero di particelle raccolte del corpo esploso verrà setacciato (per la prima volta) il piccolo lago Ceko, distante 8 km dall'epicentro dell'esplosione e profondo fino a 500 metri. Si spera che nei sedimenti del lago siano rimaste abbastanza particelle da permettere di discriminare fra asteroide e cometa. Per l'esplorazione del lago sarà usato un apposito catamarano (battezzato "Kulik") lungo 6 metri e in grado di sorreggere un peso di 6 tonnellate. Le prove dell'attrezzatura sono state fatte dai ricercatori nel lago "Rosario" posto nelle immediate vicinanze di Bologna. Il trasporto della spedizione al lago Ceko sarà effettuato per mezzo di un elicottero Mi-26, progettato per trasportare grossi carichi fino a 20 tonnellate. Inoltre saranno effettuate accurate ricognizioni aeree della zona di Tunguska sia per confrontare la topografia odierna con quella rilevata da Kulik nell'ultima spedizione del 1938, sia per la ricerca di anomalie magnetiche eventualmente presenti in zona. Il ritorno dal lago Ceko avverrà il 29 luglio, con arrivo a Forlì il 30 luglio.
Maggiori dettagli tecnici possono essere trovati alla pagina Web della
spedizione Tunguska
99".