OSSERVAZIONI CCD DI MERCURIO


di Albino Carbognani
Versione del 16 luglio 2002



Introduzione

Mercurio è un pianeta su cui è difficile osservare dei dettagli tramite i telescopi a terra. D'altra parte Il telescopio spaziale non riesce ad osservarlo perchè è troppo vicino al Sole. L'unica sonda che, per ora, ha esplorato il pianeta (il Mariner 10 nel 1974-75) ha ripreso un solo emisfero di Mercurio. Il 55% della superficie rimane incognito: le longitudini interessate vanno, approssimativamente, dai 180° ai 360°.

Il piccolo disco di Mercurio presenta delle variazioni di albedo che possono essere osservate anche con piccoli telescopi a patto che il seeing sia accettabile. Strumenti ideali si rivelano i rifrattori da 10-12 cm di diametro o i Newton poco ostruiti da 15-20 cm di diametro. Filtri gialli come il W12 o arancioni come il W21 possono aiutare nella percezione dei dettagli.

Il periodo migliore per osservare Mercurio da Terra è quando si trova ad una buona distanza angolare dal Sole, cioè durante le massime elongazioni, orientale (visibile di sera) od occidentale (visibile all’alba). A causa dell’eccentricità dell’orbita la massima elongazione oscilla fra i 18° e i 28°: ne deriva che l’osservazione al telescopio del pianeta è poco agevole a causa della bassa altezza dell’astro sull’orizzonte. Per evitare una eccessiva turbolenza atmosferica si può osservare Mercurio durante il giorno, quando raggiunge la massima altezza sull'orizzonte e il cammino ottico in atmosfera della radiazione è minimo.

L'osservazione del 7 luglio 2002

Il 7 luglio 2002, approfittando di un periodo di minima turbolenza atmosferica e con il pianeta a 53° d'altezza sull'orizzonte, ho ripreso Mercurio con il filtro W21 (arancione), abbinato ad un IR-Cut. Per la ripresa è stata utilizzata la WebCam ToUcam Pro (dotata di sensore CCD). Il W21 ha una curva di trasmissione a gradino: lascia passare le radiazioni con lunghezza d'onda superiore ai 540 nm. L'IR-Cut ha una curva di trasmissione a dente quadrato ed è trasparente fra 400 e 700 nm. I due filtri, combinati insieme, trasmettorno la radiazione fra 540 e 700 nm.

Per l'osservazione è stato utilizzato un rifrattore acromatico del diametro di 15 cm, F/8, diaframmato a 11 cm. Alla fine del cammino ottico era posta una Barlow 2x per aumentare la grandezza dell'immagine sul sensore. Sono stati ripresi vari filmati AVI in b/n, della durata di 45 secondi, ognuno composto (al massimo), da 675 frame. Elaborando i filmati migliori con Iris e scartando i frame rovinati dalla turbolenza, sono state ottenute le tre immagini riportate in Fig.1.

Fig.1 - Mercurio il 7 luglio 2002, 9:52-55 UT, seeing II, OG 11 cm, F/10.9, fuoco diretto Barlow 2x, filtro W21 più IR-Cut. Media di 24 frames per le immagini delle 9:52 e 9:55 UT, di 48 frames per la somma. Unsharp masking, resample 5x. Elaborazione con Iris 3.60.

Il merididiano centrale del disco è di 304.5°, quindi la zona ripresa fa parte dell'emisfero ancora inesplorato di Mercurio (vedi Fig.2).

Fig.2 - Immagine simulata del disco di Mercurio per il 7 luglio 2002 alle 9:50 UT. La zona bianca corrisponde all'emisfero inesplorato del pianeta (NASA/JPL Solar System Symulator).

Iris può essere utilizzato anche per tracciare la griglia di coordinate per Mercurio. A questo scopo è sufficiente utilizzare l'apposita funzione per Marte avendo cura di scegliere una data in cui la latitudine del punto sub-terrestre e la longitudine del meridiano centrale sono identici per i due pianeti (vedi Fig.3).

Fig.3 - Coordinate delle principali macchie d'albedo per l'immagine di Mercurio del 7 luglio 2002. La macchia più scura in prossimità del centro del disco fa parte di Solitudo Aphrodites. Molto probabilmente la macchia chiara di Pentas è dovuta agli ejecta di un cratere da impatto giovane. Iris 3.60.


© Copyright Albino Carbognani 2002

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